Un Addio

Vi scrivo da olandese, cosa che non faccio spesso. Sono tornato in Medio-Oriente a metà-gennaio, però dopo pochi giorni ho capito che si stava giocando una partita grossa in Italia. Non l’avevo anticipato. Una “finale di Champions” per capirci.

Non sono una persona che pensa alle elezioni. Credo nel lavoro quotidiano che portiamo avanti e alla propria coerenza. Là fuori ci sono i datori di lavoro e ci sono le istituzioni, però quello che ci portiamo dentro è un patrimonio unico, il motore della nostra esistenza.

Esistono tuttavia momenti in cui il contesto nel quale vivi viene scosso da un “terremoto”: senza volerlo sei proiettato nel diventare o meno protagonista del tuo contesto. C’è il risveglio all’impegno politico insomma: quello generale – non quello partitico. Chiamalo “impegno civile”. Una cosa simile può avvenire anche sul posto di lavoro, quando il sito di produzione decidono di chiuderlo. C’è la necessità di un riscatto. Una possibilità.

Sei davanti ad una scelta: diventare protagonista – umile – del divenire comune, oppure rassegnarti a subire le scosse di assestamento.

Sono una persona che reagisce in generale, anche se qualche volta invidio la gente che si rassegna..

Ora da cittadino straniero ho creduto nel riscatto in Italia, a continuo a crederci. Guardo alla storia geniale di questo vostro vasto territorio: questo mi permette di sorridere a chi invece è pessimista e cinico, dare lui una pacca sulla spalla.

Si è ripetutamente detto che in Italia siamo in pochi a sostenere la causa della Rivoluzione siriana.

Si è detto più volte che sarebbe importante costruire una rete nazionale efficace che potesse contrastare le ignominie della propaganda pro-Asad.

Abbiamo sottolineato il desiderio di costruire maggiori sinergie tra di noi.

Quale migliore opportunità che una elezione politica nazionale in cui esponenti pro-Asad di vecchia data stano manipolando una nuova generazione di militanti impegnati sul territorio, per fare esplodere le contraddizioni avversarie e per allargare la nostra platea di ascolto?

Forse perché ho studiato ingegneria, ho fatto uno più uno.

Ma lo poteva fare qualunque, non era una equazione difficile.

Questo ben prima della campagna di bombardamenti intensi attuali sulle popolazioni civili della Ghouta, di Afrin e nella provincia di Idlib.

Ho messo in conto che gli amici storici della causa siriana erano esausti. Non abbiamo perciò voluto costringere nessuno di loro a partecipare. Che la nostra iniziativa fosse una mossa utile a tutti invece ci sembrava acquisita.

Però è andato diversamente, molto diversamente.

Abbiamo rotto le uova nel paniere a qualcuno, senza pregiudizialmente volerlo. Siamo stati trascinati in confronti che sono sembrati vecchi litigi tra imbecilli.

Si è perso totalmente di vista la questione di fondo. Ingenuamente abbiamo accettato a monte che non partecipaste – per impegni vostri – però la nostra umiltà si è poi storta contro di noi.

Infatti, dal momento che siamo stati accusati ingiustamente di progredire querelle tra persone, ci avete mollate. Non avete riconosciuto il valore del lavoro di principio che stavamo portando avanti.

E’ nato una grande solitudine, un rammarico, una tristezza.

Una rabbia quasi.

Ha senso informare sulla Siria e non rispettare chi cerca di impedire che esponenti “di sinistra” vengano eletti al Parlamento nella 18esima legislatura? E’ vero ciò comportava un confronto con chi nel movimento di solidarietà ha scelto invece di accompagnare le elezioni di impresentabili nelle istituzioni.

Non eravate preparati a questo confronto forse, magari non l’avete capito. Qualcuno non ha voluto capire perché ormai pensa a iniziative personali future.

A noi ci hanno bombardato di fango intanto. Un po’ di Siria a casa nostra.

Perciò non ce la faccio. Non riesco a fare finta con chi è rimasto a guardare. Quasi complice della mattanza.

Ve l’ho scritto da Olandese. Come persona che non avrà mai niente da guadagnare da l’Italia come funziona oggi, semplicemente perché porta un cognome straniero.

Lettera ad un compagno stanco di Milano, oltre l’insignificanza di Sinistra Anticapitalista:

Caro, spero che stai meglio.

Sai, ci ho ripensato a quello che mi hai scritto ieri sera.. Devo essere sincero: non condivido il pessimismo che puoi esprimere tu o qualunque altro compagno che stimo. Per due motivi: non sta vincendo il regime del boia in sé, ma stanno vincendo le potenze sue alleate: Russia, Iran, Turchia che hanno mandato truppe per ritagliarsi pezzi della Siria a proprio vantaggio. Certamente, sotto-sotto il regime continua a massacrare, è ovvio. Però dovesse venire meno il sostegno estero, Bashar si scioglie come ghiaccio al sole.

Chiaramente di tutto ciò sarebbe necessario dibattere e dovremmo approfondire, però qualunque spazio collettivo di confronto tra di noi è stato monopolizzato dai romani gli ultimi due anni per focalizzare il paese sulle iniziative dettate da loro.

Le invasioni già avvenute della Siria porteranno una doppia contraddizione: interna alla Siria – come verrà tollerata questa occupazione a medio-termine? Porterà tensioni, lo sai quanto lo so io. Poi, in quanto Stati proto-imperialisti, questi tre attori si portano le contraddizioni dentro casa: è già evidente nel caso iraniano; però anche Putin teme come la morte un ripetersi dello scenario sovietico dell’Afghanistan.

Aggiungo, non ho il lusso di mollare, perché fin quando un siriano che combatte davvero per la Libertà resta in piede, noi occidentali opulenti dovremmo essere almeno in due, cioè il doppio!

Però non ti voglio fare una testa di chiacchiere, sei più grande di me, hai più esperienza e conosci meglio le dinamiche italiane. Dunque la mia stima e il mio rispetto rimangono immutati. Ti chiedo solo una cosa, e lo faccio con umiltà: non ci cascare più nelle manovre mediatiche dei “grandi di Roma”, che essi siano giornalisti o attivisti conosciuti!

Quelle iniziative promosse a fini propri, quasi elettoralistiche, non hanno giovato alla costruzione capillare di una consapevolezza rivoluzionaria in Italia, solidale con i siriani.

Servono dei circoli, non dei capi cantiere!

E’ so quanto i circoli siano difficili da costruire e consolidare: StUpRS sono sette anni che combattiamo con gli imbecilli! Oppure con chi si gode lo statuto dello studente benestante.

Comunque, e chiudo: rispetterò la tua scelta qualunque essa sia. Però non mi troverai a difendere altre iniziative nazionali che non siano partite dai territori e che confluiscano da lì. Non dettati da “grandi” di Roma cioè.

Sono un cittadino straniero questo sì, ma per questo sono anche immune a certi canti delle sirene.

ti stimo e ti voglio bene, un grande abbraccio,

Paulo

Eccoci arrivati all’essenza della questione « Siria » : Prospettive per il 2018

Il collettivo dell’Orientale di Napoli si è distinto in questi anni sullo scenario italiano per più motivi. Qualcuno ci ha addirittura definiti la « pecora nera » delle realtà che agiscono a sostegno della popolazione siriana.

Non ci siamo mai allontanati dal messaggio originale che i siriani hanno mandato alla comunità globale nella primavera del 2011 – quando era ormai chiaro che il regime non avrebbe fatto nessuna mossa seria per avviare delle riforme. Abbiamo ripreso a nostro conto i valori di Libertà, diritti, Giustizia sociale e lavoro che i siriani reclamavano ad ogni raduno in piazza. Considerato la loro condizione di vita reale, esse rappresentavano delle istanze rivoluzionarie.

Sono valori universali, sanciti dai tratti internazionali di cui l’ONU è depositaria.

Da subito ci siamo posti il problema di come agire concretamente per fare sentire alla popolazione civile siriana che essa non era sola davanti alla mattanza, che già si stava consumando. Siamo stati ostacolati però dai pro-Asad nel nostro ateneo e in città. Questa battaglia ideologica si è spostata nelle aule e nelle piazze, come riconquista di un necessario spazio di libertà cittadino.

Quando è diventato chiaro che le istituzioni internazionali non sarebbero intervenuti per salvare i civili siriani dal genocidio, e che lo Stato d’Israele era l’attore principale che dietro le quinte pillottava il Consiglio di Sicurezza dell’ONU verso l’auto-sospensione, qualcuno si è depresso.

Altri sono continuati su questo camino tutto in salita dal momento che in Italia non prendeva un movimento di solidarietà laico con la Rivoluzione in atto in Siria. Come girare lo sguardo dall’altro lato quando era chiaro la catastrofe epocale che si stava consumando sotto ai nostri occhi?

Non tutte le generazioni si trovano di fronte al bivio della Storia : stare dalla parte del torto, del crimine o stare dalla parte dell’Umanità ?

Oggi stiamo finalmente assistendo ad un fattore del tutto nuovo nell’equazione siriana. Uno dei maggiori protagonisti internazionali che mantengono in piedi il guscio vuoto del regime conosce un movimento sociale di protesta senza precedenti su questioni economiche e di politica estera.

Nessuno sa se il regime degli Ayatollah riuscirà a reprimere nel sangue le proteste di piazza odierne, come ha fatto nel 2009-10 con il « movimento verde ».

La certezza però è che questa sia l’unica strada percorribile per portare un futuro di Libertà in Siria : portare le contradizioni del conflitto contro il popolo siriano nel cuore dei tre paesi maggiormente responsabili della carneficina : la Russia, l’Iran e lo Stato d’Israele. Se loro si ritirano dai giochi il popolo avrà campo libero finalmente.

Il fermento nella popolazione iraniana ci sta indicando in queste ore la reale possibilità che ciò si avveri.

Rimaniamo però prudenti e umili, ma sempre attenti e determinati.

Per approfondire maggiormente il ruolo che possono giocare anche le nostre diverse associazioni territoriali per influenzare questioni di politica internazionale, dalla portata di quella siriana, il collettivo dell’Orientale desidera sin da ora invitare le realtà italiane impegnate in prima linea a partecipare ad una Conferenza nel nostro ateneo, con il contributo di esponenti esteri, da tenersi nel corso del nuovo anno.

In attesa della vostra risposta, auguriamo a tutti con il cuore siriano, un anno 2018 di riscoperta della felicità!

Napoli, 31 dicembre 2017

Conferenza studentesca – mozione internazionalista

Lo sappiamo che siete depressi,

Che tutti intorno a voi vi dicono che non si può fare niente per il popolo siriano,

Al massimo qualche aiutino umanitario, o qualche donazione..

Che è tutto una questione di tempo perso. A questo punto.

Siete liberi di credere a questo cinismo ambiente, che fa tanto comodo a quei docenti che non osano esprimersi e ai giornalisti che riducono la realtà soltanto a ciò che è effimero.

In Italia si è liberi, dunque siete liberi di deprimervi.

Però siete anche intelligenti e capaci, considerato che per 3/5 anni vi dedicate all’apprendimento di lingue e culture “esotiche”.

Siete così intelligenti da capire che la situazione siriana è molto intricata e complessa.

Però preferite prendervela un po’ comodo, non scervellarvi troppo e cullarvi piuttosto nella diceria che tanto non si può fare niente.

Davanti all’incognito preferite la sicurezza delle vostre abitudini passate di socializzazione – per ammobiliare il vostro tempo “libero”.

Da adulti in futuro sarete confrontati come mille difficoltà, dunque ora pensate a godervi qualche momento di relax.

Bene, questo atteggiamento isola maggiormente il popolo siriano e chi cerca di escogitare una soluzione a lungo termine per la regione. Questo lo sapete quanto noi.

Però ciò non è il vero problema: siamo abituati a lavorare in solitudine come gli artigiani – fino a notte fonda.

Non chiedere dunque agli Studenti Unior con parsimonia cosa si potrebbe fare qua in Occidente per fare cadere l’asse Putin-Ruhani-Hizbullah-Asad in Siria, chiedetevi piuttosto perché aspettate dagli altri che vi dicano cosa fare.

Se la situazione è così intricata e volatile, sarà che ci sono migliaia di possibili canali d’intervento? oppure no? Davanti a un intero continente in trasformazione, non riuscite ad avere un minimo di fantasia anche voi su come promuovere l’autodeterminazione in questo vasto territorio??

Sareste studenti di collegio, non studenti universitari.

Continuare a scaricare sugli altri la vostra passività perciò non serve.

Gridate piuttosto ad alta voce: in questa società voglio essere soltanto una foglia. Che il vento mi porti dove vuole lui!

Infatti, non è necessario essere liberi o dotati di volontà propria.

E’ anche questo il bello di essere nati con la possibilità di scegliere.

Napoli, 28 luglio 2017

Testimonianza:

Davanti al materiale d’indicibile malvagia – veicolato dalla propaganda del regime – che ieri è stato condiviso sulla nostra lobby, devo fare una confessione. Anzi, fare un gesto di umiltà.

In tutti questi anni non sono stato capace di prestare attenzione a queste fonti. E’ stato proprio una incapacità mia. Per chiunque abbia un cuore umano sano, leggere di questa perfidia è una tortura.

Stavo a Damasco a marzo 2011 e ho visto con i miei occhi la portata di rinnovamento della rivoluzione siriana. L’ho visto innanzitutto nell’insicurezza del regime: per la prima volta aveva perso l’iniziativa. Stava sulla difensiva su tutti i fronti.

Costretto di tornare in Europa, ho seguito il dibattito nostrano. La propaganda pro-Asad ha cominciato a girare a pieno regime dopo l’inizio del 2012. Per un anno ho cercato il confronto con gli ambienti storici della sinistra italiana, al livello di militanza – non avendo contatti nelle sfere dirigenziali.

E’ stato inutile. Perché mancavano tre elementi: la conoscenza storica e sociologica approfondita del Medio-Oriente, la volontà di elaborare un pensiero coerente e la capacità di staccarsi dall’informazione immediata veicolata dai mezzi d’informazione pro-regime.

Soltanto ora mi rendo conto dello sforzo immane che hanno fatto invece coloro i quali questo confronto l’hanno continuato a portarlo avanti. Penso in primo luogo a persone come Lorenzo Trombetta, Germano Monti, Lorenzo Declich, Mary Rizzo, Alberto Savioli, Samantha Falciatori, Fouad Roueiha,… e ne dimentico tanti!

Personalmente ho voluto privilegiare insieme ad altri la necessità di ripensare il destino di tutta la regione, considerato che non si tornerà più indietro in Siria – cioè alla situazione pre-marzo 2011. Non è prematuro farlo perché il futuro si costruisce nel presente; per altro lo facciamo senza sostituirci alle popolazioni locali impegnate in prima linea, piuttosto mettendo loro a disposizione le nostre competenze.

La Siria di oggi assomiglia per certi versi a quello che è stato il destino della Polonia dopo il trattato di Versailles del 1815: cioè è scomparsa come protagonista indipendente – anche se il regime cercherà sempre di riscattarsi in un modo o un altro!

Non mi dilungo, che non è questo il luogo, voglio solo testimoniarvi il mio profondo rispetto, e la mia sincera stima.

un militante napoletano

We steunen de staking van en voor de vrouwen over de hele wereld!

8 maart 2017
Wij staken

 
Deze 8 maart zullen de vrouwen in de wereld een nieuwe
belangrijke bladzijde schrijven in de geschiedenis van de strijd
voor hun rechten. In een nooit vroeger gevoerde actie roepen
ze deze internationale dag van de werkende vrouw in meer
dan 20 landen op tot een staking en betogingen op straat.
In de afgelopen jaren zien we hoe vrouwen dag na dag in
het verzet op de voorgrond treden. De arbeidsters en de ar-
men leren ons hoe we de plannen van het imperialisme tegen
gaan, hoe we weerstand bieden aan invasies (Syrië, Palestina,
Koerden), hoe we vechten voor het onderwijs (Mexico), hoe
we de verworvenheden verdedigen (Polen), hoe we gelijke be-
loning eisen (IJsland), hoe we vechten voor het leven (India,
Argentinië), en heel wat meer.
Anderhalf jaar geleden, op 3 juni, riep een groep Argentijnse
journalisten op om te mobiliseren tegen vrouwenmoord en
vrouwengeweld, onder de hashtag #NiUnaMenos. Die dag wa-
ren de straten van Buenos Aires boordevol met de grootste be-
toging voor vrouwenrechten ooit gezien in dit land. De mobili-
satie maakte indruk in de wereld en de hashtag begon zich te
verspreiden in andere landen. Mexicaanse met onderdrukking
geconfronteerde vrouwen schreeuwden hetzelfde en voegden
eraan toe: We willen ze levend! En zo begon de vrouwenstrijd
over de planeet te rollen, begeleid door duizenden arbeiders.
In 2016 kwamen veel vrouwen opnieuw op straat; grote
betogingen overspoelden vele landen, maar de staking van
de vrouwen in Polen, voor het recht op abortus, en de okto-
berstaking in Argentinië markeerden een nieuw perspectief.
En de maat liep vol met de honderdduizenden Amerikaanse
vrouwen die tegen Donald Trump betoogden op de dag zelf
waarop hij zijn ambt opnam.
Dit heeft niets te maken met een individueel empowerment
van vrouwen of de verdediging van onze “vrouwelijkheid”, op-
gehemeld door veel feministische groepen in de wereld. Nee,
het komt omdat de crisis van het kapitalisme steeds groter
wordt. De bezuinigingsplannen, van het imperialisme en zijn
slaafse regeringen, worden dag na dag harder. En ze treffen
met steeds meer geweld de arbeidsters en de armen, die geen
andere keuze hebben dan op straat te komen en ertegen te
vechten. En dat gebeurt omdat deze situatie samen gaat met
seksistisch geweld, dat ons zelfs het leven kost, wat een golf
van afkeuring en verontwaardiging teweeg brengt over de
hele wereld.
De Internationale Werkersbond neemt enthousiast deel
aan elk van deze acties, we komen op straat samen met dui-
zenden werkers, we hebben deelgenomen aan bijeenkomsten
die de manifestaties van 25 november organiseerden, en we
zijn blij dat internationale topfiguren zoals Angela Davis en
Nancy Fraser de oproep kracht bijzetten. We zijn blij met de
staking tegen seksistisch geweld, over de grenzen heen. Het
verheugt ons dat 8 maart echt een internationale dag van
strijd zal zijn, dat er in de verste uithoeken van de planeet over
onze behoeften zal worden gesproken.
Maar dat enthousiasme verblindt ons niet, en we geloven
dat, hoewel het is een eerste stap is, we nog heel wat debat
moeten leveren om te voorkomen dat de strijd voor onze
emancipatie halverwege blijft staan. We zijn ervan overtuigd
dat wij vrouwen alleen niet verder zullen komen. De stap voor-
waarts die de vrouwen in de strijd hebben gezet moet verge-
zeld gaan van de strijd die we, alle arbeiders en onderdrukte
volkeren samen, voeren tegen het imperialisme. Achter de
chauvinistische, homofobe, racistische en anti-immigrante
speeches van Trump schuilt een echt plan om verder de we-
reldwijde economische crisis af te wentelen op de rug van
de werkers, de jongeren zonder werk, en in het bijzonder de
meest onderdrukte sectoren. Dit alles om de klasse te verde-
len, om de rijken toe te laten hun fantastische winsten terug tewinnen. Trump raakt eerst de meest kwetsbaren, maar daarna
komt hij de rechten van de blanke werkers ophalen.
De bezuinigingsplannen hebben de hele arbeidersklasse
op het oog, ook al treffen ze veel sterker de vrouwen, de im-
migranten, de zwarten en de lhbt-gemeenschap. Wij vrouwen
zijn de eersten die de toename van de levensduurte voelen,
omdat we onze kinderen geen eten kunnen geven, we geen
geneesmiddelen hebben en we in wijken wonen waar open-
bare diensten ontbreken. De bezuinigingen, het gebrek aan
drinkbaar water in vele landen van Afrika, in Haïti en in de
armste gebieden van de wereld, brengen vreselijk lijden mee.
Veel vrouwen in India lijden aan ziekten of worden verkracht
in landelijke gebieden, omdat ze geen toegang hebben tot toi-
letten en de openbare badplaatsen schaars zijn. De budgetten
voor de bestrijding van vrouwengeweld, waar ze bestaan, zijn
ontoereikend en hebben de neiging om te verdwijnen. We zijn
aan onszelf overgeleverd omdat de regeringen de belastingen
en de BTW voor de arbeiders en de armen verhogen in plaats
van de belastingen voor de rijken te verhogen en aan de schul-
digen van corruptie de gestolen goederen in beslag te nemen.
Allen in staking en op straat
De bijeenkomsten ter voorbereiding van 8 maart in
Argentinië hebben zich eenstemmig uitgesproken om van de
vakbonden te eisen dat ze oproepen tot staking op die dag,
net zoals in andere landen bewegingen van vrouwen of vak-
bondsinstanties – zoals in Italië Non una di meno en het strijd-
front No austerity – de basisvakbonden en andere groepen uit-
nodigen om voor de vrouwen te staken op 8 maart. In Brazilië
heeft de Beweging Vrouwen in Strijd (MML), verbonden met
CSP-Conlutas, niet alleen de internationale oproep tot staking
overgenomen. Ze heeft ook zelf andere sectoren uitgenodigd
om aan de oproep deel te nemen, in het kader van de voorbe-
reiding van de algemene staking die de arbeidersklasse nodig
heeft om de regering Temer en haar projecten van sociale af-
braak en hervorming van de arbeidswetgeving te verslaan. De
vakbond van de leerkrachten van São Paulo heeft haar gilde,
die voornamelijk vrouwen telt, opgeroepen om die dag te
staken.
Laat ons deze eerste voorbeelden overnemen en verder
gaan, laat ons op elke werk- en studieplek bijeenkomsten, ver-
gaderingen organiseren, om de deelname aan de wereldsta-
king te bespreken en eraan deel te nemen. Laat ons de hand
reiken aan onze klassegenoten om te staken en op straat te
komen met ons, om gehoor te krijgen voor onze eisen, die ook
hun eisen zijn, om samen met ons van de vakbonden dringend
te eisen eraan deel te nemen, om te beginnen het seksisme in
onze eigen rangen te bestrijden, om ertoe te komen dat onze
eisen deel uitmaken van hun vorderingen in elke strijd. Laat
ons die dag duizenden protesten uiten aan de fabriekspoorten
en op de openbare plaatsen, laat ons oproepen tot unitaire
mobilisaties.
We moeten zelf beginnen, de leiding nemen en uitkomen
voor onze rechten, maar we willen dat alle werkers ons ver-
gezellen, want onze strijd is die van al wie uitgebuit wordt.
Daarom staken we en vechten we deze 8 maart allen sa-
men met en voor de vrouwen, net zoals we staken tegen de
afdankingen, tegen de wetten die onze pensioenen inkrimpen,
voor openbaar onderwijs voor onze kinderen, de kinderen van
de werkers. Het zijn wij, de werkende klasse, die de productie
kunnen stil leggen. En zeker zullen we met een minderheid van
de vrouwen geconfronteerd zijn, zoals Betsy DeVos, staatsse-
cretaris van Onderwijs van de regering Trump, die miljardair is,
eigenares van de multinational Amway, vijand van het open-
baar onderwijs en van de werksters. De studentenjeugd kan
ook in staking gaan of mobiliseren in universiteiten en scho-
len, en meedoen aan de acties die in elk land georganiseerd
worden, in wat een grote dag kan worden. Een grote dag voor
de vrouwen, een grote dag van strijd van alle onderdrukte en
uitgebuite mensen. We zullen aan de eigenaars van de wereld
laten weten dat we klaar staan om te vechten.
Deze 8 maart zullen wij, werksters, onze traditie van strijd
terug opnemen, een traditie die maakte dat deze dag werd
uitgeroepen tot Internationale dag van de vrouw sinds het
begin van de twintigste eeuw, en die een buitengewone im-
puls kreeg met de overwinning van de arbeidersrevolutie in
Rusland in 1917. Het waren de Russische werksters die in fe-
bruari van dat jaar, de dag van de vrouw, de meest indrukwek-
kende sociale revolutie van de geschiedenis begonnen zijn.
De arbeiders, de arme boeren en de soldaten aan de basis
hebben begrepen dat het nodig was – om te vermijden dat de
strijd tegen de honger, tegen het geweld, tegen de meedogen-
loze uitbuiting en onderdrukking halverwege zou blijven – het
lot van de ganse maatschappij in eigen handen te nemen, en
te beginnen met de uitbouw van een nieuwe samenleving, een
socialistische samenleving. En deze geschiedenis willen we
over de hele wereld herhalen.
20 februari 2017

 
Internationaal Vrouwensecretariaat
Internationale Werkersbond – Vierde Internationale
Stop met de vrouwenmoord en het seksistisch geweld!
Geen bezuinigingen, en volledige rechten voor vrouwen!
Gelijk loon voor gelijk werk!
Verdediging van de rechten van de moeder en decriminalisering van abortus!
Tegen seksisme en alle vormen van onderdrukking!
Weg met Trump en het imperialisme!
Voor het einde van het kapitalisme, lang leve het socialisme!
Communistische Werkersbond
Belgische afdeling van de Internationale Werkersbond – 4e Internationale (IWB-4e Int)
http://www.lct-cwb.belct.cwb@gmail.comhttp://www.facebook.com/LigueCommunisteDesTravailleurs Werp dit niet op de
openbare weg, geef het liever door aan een kameraad.
Ver.Uitg.: J. Talpe, Elandstr. 73 – 1170 Brussel

Della difesa dei diritti umani in Siria e dell’ amnesia collettiva

Il 2016 è stato ricco in Italia di eventi in solidarietà con il popolo siriano: dall’incontro a inizio anno a Milano, alle manifestazioni ovunque a dicembre per denunciare i crimini contro l’Umanità ad Aleppo, passando ovviamente per l’approdo della mostra Caesar nella nostra penisola!

E’ perciò evidente che un tessuto sano di attivisti e di esponenti della società civile esiste nel nostro paese, e questo è un dato molto rassicurante. Non era infatti scontato poiché i due attori statali presenti sul nostro territorio (le istituzioni della Repubblica e il Vaticano) non hanno mai tagliato del tutto i ponti con il potere dittatoriale a Damasco – rapporti che per certi versi invece sembrano andarsi a consolidare..

Per altro, il contesto della denuncia pubblica in Italia è quello che è: si è accerchiati! Le forze politiche e sindacali nostrane non sostengono le aspirazioni legittime della popolazione siriana, i settori produttivi sono piegati su guadagni che gli Stati repressivi della regione Medio-Orientale garantiscono loro, il mondo mediatico funziona a compartimento e le forze antagoniste quando non sono del tutto accecate credono che il destino del Medio-Oriente si giochi sostenendo l’autodifesa dei curdi (almeno quando la questione Palestinese faceva da fattore trainante questa trascendenza aveva un fondamento storico-politico).

1. Un movimento di solidarietà maturo, consapevole della posta in gioco e all’altezza del sacrificio fatto da milioni di siriani, avrebbe parlato di tutto ciò. Ci si sarebbe confrontato, forse diverse opinioni si sarebbero scannate tra di loro – a dimostrazione della forza democratica dei valori che difendiamo. Invece questo dibattito si è voluto assolutamente evitarlo, non si è costruito momenti di confronti sereni dopo l’incontro di Milano a gennaio.

Perché è mancato questo salto di qualità ai noi italiani, e a noi italo-siriani – malgrado per tutto l’anno si sia parlato di Siria quotidianamente sui media, senza che venisse peraltro ostentato lo spauracchio del radicalismo religioso musulmano?

La triste verità è che è prevalsa lo spirito di competizione, sulla capacità di pensare insieme il nuovo.

Quando più di un anno fa, a seguito dell’incontro internazionale di Istanbul, lanciai l’invito a federare le nostre forze in Italia, ho peccato d’ingenuità. Devo ammetterlo. Non avevo idea del livello di competizione e di campanilismo che esistesse tra le diverse realtà qui da noi che si rifanno alla lotta dei siriani per la Libertà.

Come non ammettere dunque che la prima sensazione che ti assale è la tristezza? Davanti alla tragedia in corso si è litigati su chi sarebbe diventato l’ambasciatore della Coalizione in Italia, sulla necessità o meno di utilizzare il termine rivoluzione per caratterizzare lo sforzo immane che i siriani realizzano, sulla fede in una personalità conosciuta per rappresentarci, sui canali di finanziamento, sulla natura del rapporto con le istituzioni locali, etc. In effetti si è litigati, nella miglior tradizione dell’impotenza all’italiana.

In tutto ciò, c’è stato chi ovviamente ha voluto recuperare la dinamica innescata a proprio vantaggio, per rafforzare la propria visibilità. Cercando poi di fare piazza pulita di tutto quello che non sarebbero servito per la crescita del proprio ego.

Ma vi rendete conto?? La cosa incredibile poi in tutto ciò è che in Italia la realtà solidale con la popolazione siriana non ha fatto altro che accrescersi, quantitativamente e qualitativamente. Cioè: mentre i famigliari litigano, il bambino (maschio e femmina) cresce!

Quanta energia sprecata dunque;

comunque.

2. In merito invece al richiamo del rispetto dei diritti umani in Siria come moto da adottare per tutto il movimento di solidarietà italiano, farei la valutazione seguente:

a) chiaramente suona meglio nel quadro istituzionale ed è dunque comprensibile che dei giornalisti ad esempio usino questa formulazione per parlare della “realtà” siriana, piuttosto che parlare di autodeterminazione e repressione di Stato. Con l’augurio ovviamente che ciò sia una scelta terminologica e non strategica.

b) va tuttavia fatto presente che l’ente internazionale che deve monitorare il rispetto dei diritti umani in Siria sono le Nazioni Unite (e non il governo italiano). Non lo ha fatto storicamente e ha continuato a non farlo dal 2011 in poi perché appoggia sostanzialmente chi esercita in modo “istituzionale” e con qualunque mezzo il controllo del territorio e della popolazione. Il rischio esiste perciò di parlare soltanto “a vanvera”, cioè con pochi risultati riscontrabili.

c) il consiglio dunque che possiamo dare, a chi adotterebbe tale moto, è di chiamare contemporaneamente a una rivalutazione del ruolo delle Nazioni Unite nel garantire il rispetto dei diritti umani.

Se una tale apertura concettuale è eventualmente troppo impegnativa per gli organizzatori stessi si può ipotizzare che venga data la possibilità ad un’esponente del pubblico di porre la questione in questi termini.

Con l’augurio che ciò possa servire a risolvere i dubbi che sono venuti ad alcuni, vi auguro a tutte e tutti un buon anno di Solidarietà con il popolo siriano insorto!

JST Waardenburg

Napoli, 10 febbraio 2017