Oscillare tra ingenuità e cinismo

L’inizio dell’anno è anche il momento di mettere le cose in chiaro.

C’è un gruppo generazionale di sostenitori dell’autodeterminazione del popolo siriano che pensa ad abbassare le braccia, o che magari già lo ha fatto.

Spinti da un non-meglio definito disfattismo, veicolato da un certo ambienti della capitale: esso pretende di essere l’unico capace di anticipare quando è necessario re-attivarsi e svegliarsi dal sonno. Cioè quando farebbe comodo a costoro guadagnare qualche soldo, farsi pubblicità mediatica, oppure strisciare l’occhio alle istituzioni.

Che ci siano degli opportunisti all’interno del movimento non sorprenderà nessuno. Che qualcuno si impegni con costanza per un riscontro personale purtroppo è anche questo da mettere in conto.

Ciò che non ci può lasciare indifferente tuttavia è la generazione “senza più fantasia” che sta crescendo.

Una generazione coltivata in serra da “figure paterne”, che ripetono come unico approdo possibile (il mantra) la “denuncia della violazione dei diritti umani”.

Così essi sperano in una azione di salvataggio (loro, innanzitutto) da parte delle potenze occidentali (Stati-Uniti, Francia, Italia) – dimenticandosi volentieri che sia Israele a dettare le regole degli interventi stranieri in Siria: dagli Hizb’ Allah, all’Iran, alla Russia neo-tsarista.

La questione siriana – dall’inizio delle proteste di piazza nel marzo 2011 – non è più una questione di non-rispetto dei diritti umani, bensì di pratica sistematica della violenza militare di Stato contro milioni di anime (genocidio) – anche tramite l’utilizzo di forze oscurantiste – con la complicità attiva e passiva della Comunità istituzionale internazionale. Non abbiate paura perciò della realtà.

Si ripete anche volentieri che la Comunità istituzionale internazionale (strutturata nell’ONU) sarebbe da considerarsi eterna nella sua forma attuale.

Però, là dove sia la “generazione senza più fantasia” stessa a sbagliare è quando non-interagisce e non si confronta maggiormente con le forze vive in Italia: quelle che non si rinchiudono nell’attivismo online, bensì sono rimaste in contatto diretto con le realtà in campo pro-rivoluzione.

Il confronto è una risorsa, non una esperienza da cui scappare.

Se per pigrizia non accendete le vostre facoltà cognitive, e preferite la comodità delle usanze e del buonismo, non siete soltanto senza fantasia, vi siete proprio spenti!

Universitari di Napoli, 5 gennaio 2019.

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