Della difesa dei diritti umani in Siria e dell’ amnesia collettiva

Il 2016 è stato ricco in Italia di eventi in solidarietà con il popolo siriano: dall’incontro a inizio anno a Milano, alle manifestazioni ovunque a dicembre per denunciare i crimini contro l’Umanità ad Aleppo, passando ovviamente per l’approdo della mostra Caesar nella nostra penisola!

E’ perciò evidente che un tessuto sano di attivisti e di esponenti della società civile esiste nel nostro paese, e questo è un dato molto rassicurante. Non era infatti scontato poiché i due attori statali presenti sul nostro territorio (le istituzioni della Repubblica e il Vaticano) non hanno mai tagliato del tutto i ponti con il potere dittatoriale a Damasco – rapporti che per certi versi invece sembrano andarsi a consolidare..

Per altro, il contesto della denuncia pubblica in Italia è quello che è: si è accerchiati! Le forze politiche e sindacali nostrane non sostengono le aspirazioni legittime della popolazione siriana, i settori produttivi sono piegati su guadagni che gli Stati repressivi della regione Medio-Orientale garantiscono loro, il mondo mediatico funziona a compartimento e le forze antagoniste quando non sono del tutto accecate credono che il destino del Medio-Oriente si giochi sostenendo l’autodifesa dei curdi (almeno quando la questione Palestinese faceva da fattore trainante questa trascendenza aveva un fondamento storico-politico).

1. Un movimento di solidarietà maturo, consapevole della posta in gioco e all’altezza del sacrificio fatto da milioni di siriani, avrebbe parlato di tutto ciò. Ci si sarebbe confrontato, forse diverse opinioni si sarebbero scannate tra di loro – a dimostrazione della forza democratica dei valori che difendiamo. Invece questo dibattito si è voluto assolutamente evitarlo, non si è costruito momenti di confronti sereni dopo l’incontro di Milano a gennaio.

Perché è mancato questo salto di qualità ai noi italiani, e a noi italo-siriani – malgrado per tutto l’anno si sia parlato di Siria quotidianamente sui media, senza che venisse peraltro ostentato lo spauracchio del radicalismo religioso musulmano?

La triste verità è che è prevalsa lo spirito di competizione, sulla capacità di pensare insieme il nuovo.

Quando più di un anno fa, a seguito dell’incontro internazionale di Istanbul, lanciai l’invito a federare le nostre forze in Italia, ho peccato d’ingenuità. Devo ammetterlo. Non avevo idea del livello di competizione e di campanilismo che esistesse tra le diverse realtà qui da noi che si rifanno alla lotta dei siriani per la Libertà.

Come non ammettere dunque che la prima sensazione che ti assale è la tristezza? Davanti alla tragedia in corso si è litigati su chi sarebbe diventato l’ambasciatore della Coalizione in Italia, sulla necessità o meno di utilizzare il termine rivoluzione per caratterizzare lo sforzo immane che i siriani realizzano, sulla fede in una personalità conosciuta per rappresentarci, sui canali di finanziamento, sulla natura del rapporto con le istituzioni locali, etc. In effetti si è litigati, nella miglior tradizione dell’impotenza all’italiana.

In tutto ciò, c’è stato chi ovviamente ha voluto recuperare la dinamica innescata a proprio vantaggio, per rafforzare la propria visibilità. Cercando poi di fare piazza pulita di tutto quello che non sarebbero servito per la crescita del proprio ego.

Ma vi rendete conto?? La cosa incredibile poi in tutto ciò è che in Italia la realtà solidale con la popolazione siriana non ha fatto altro che accrescersi, quantitativamente e qualitativamente. Cioè: mentre i famigliari litigano, il bambino (maschio e femmina) cresce!

Quanta energia sprecata dunque;

comunque.

2. In merito invece al richiamo del rispetto dei diritti umani in Siria come moto da adottare per tutto il movimento di solidarietà italiano, farei la valutazione seguente:

a) chiaramente suona meglio nel quadro istituzionale ed è dunque comprensibile che dei giornalisti ad esempio usino questa formulazione per parlare della “realtà” siriana, piuttosto che parlare di autodeterminazione e repressione di Stato. Con l’augurio ovviamente che ciò sia una scelta terminologica e non strategica.

b) va tuttavia fatto presente che l’ente internazionale che deve monitorare il rispetto dei diritti umani in Siria sono le Nazioni Unite (e non il governo italiano). Non lo ha fatto storicamente e ha continuato a non farlo dal 2011 in poi perché appoggia sostanzialmente chi esercita in modo “istituzionale” e con qualunque mezzo il controllo del territorio e della popolazione. Il rischio esiste perciò di parlare soltanto “a vanvera”, cioè con pochi risultati riscontrabili.

c) il consiglio dunque che possiamo dare, a chi adotterebbe tale moto, è di chiamare contemporaneamente a una rivalutazione del ruolo delle Nazioni Unite nel garantire il rispetto dei diritti umani.

Se una tale apertura concettuale è eventualmente troppo impegnativa per gli organizzatori stessi si può ipotizzare che venga data la possibilità ad un’esponente del pubblico di porre la questione in questi termini.

Con l’augurio che ciò possa servire a risolvere i dubbi che sono venuti ad alcuni, vi auguro a tutte e tutti un buon anno di Solidarietà con il popolo siriano insorto!

JST Waardenburg

Napoli, 10 febbraio 2017

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