QUESTION TIME & APPROFONDIMENTI

Quando

IL COLLETTIVO

STUDENTI UNIOR PRO RIVOLUZIONE SIRIANA

SI APRE ALLA COLLETTIVITÀ

Chi ha seguito la prima tappa della trasferta del Presidente del Consiglio Renzi nelle cancellerie occidentali (metà ottobre 2016) avrà colto un elemento di rilievo per tutti noi:

l’Italia vestirà sempre di più il ruolo di Perno per gli equilibri Mediterranei e Meridionali – è stato “eletto” a questo compito infatti dal Presidente statunitense uscente Obama, che sta preparando il passaggio di consegna alla Clinton, pro-israeliana per eccellenza. Tutto ciò avviene in un contesto di fragilità dell’UE senza precedenti, con il fuoriuscita della Gran-Bretagna e la crisi economica endemica che favorisce riflessi totalitari e xenofobi.

Detto tra noi, anche la Polonia è diventata sempre di più un partner di rilievo per gli USA – più per una questione territoriale che sistemica in quel caso. Con la benedizione della – solita – Chiesa Universale (cattolica) di Roma.

C’è chi scappa dall’Italia per causa delle mille difficoltà e della mancanza di lavoro stabile. E c’è chi userà l’Italia come regia diplomatica-commerciale-militare per regnare.

Come ben sappiamo però, l’Italia è furbetta e attua una politica dei contrasti favorendo tanti attori contendenti nella regione Medio-Orientale: Iran, Israele, Russia.. A parte ospitare basi Nato sul proprio suolo.

Noi italiani siamo, che facciamo?

Sembra che davanti a noi ci siano serie perturbazioni in arrivo. Per di più, sono sempre attivi i pro-Asad, pro-Ruhani e pro-Putin che cercheranno di imporre concettualmente – con la prevaricazione e la violenza fisica – le dittature militari. Come sedicenti alternative alla Nato.

Bel menu in prospettiva insomma! Indigestione garantita.

E se noi di Studenti Unior pro-Rivoluzione siriana invece continuassimo semplicemente per la stessa strada che percorriamo da 5 anni: coniugare emancipazione delle popolazioni “lontane” con l’emancipazione in Europa – Italia compresa? Una visione quasi poetica..

Se sono rose fioriranno

Napoli, 19 ottobre 2016

 

1. Question time 23/10/2016

 

(Nell’ambito di una presentazione che ha ripercorso le diverse fasi della Rivoluzione e della repressione di Stato in Siria dal 2011:)

Perché usiamo il termine Rivoluzione: è quello che caratterizza meglio il protagonismo storico della popolazione civile siriana che dal mese di marzo 2011 sta cercando di reinventare la propria società, il proprio paese, le proprie comunità – rifacendosi ai valori universali di Libertà, Autodeterminazione e Giustizia Sociale. Siamo solidali con questa lotta di liberazione ideale, in quanto ci riconosciamo in quei valori, in quella società umana e perché siamo esterrefatti dalla repressione di Stato (internazionale) messa in campo!

La Rivoluzione siriana ha creato un nuovo mondo della solidarietà (internazionale), dell’aiuto alle popolazioni, della denuncia pubblica, della cogestione, dell’autodifesa, dei media, del giornalismo, dell’economia, di scambio tra i territori, di inclusione, di partecipazione, di protagonismo pubblico delle donne, di diffusione regionale – che messe insieme si colgono meglio attraverso l’Arte liberata. Sono stati accantonati per sempre la paura del prossimo e il terrore di Stato, che erano endemiche sotto al regime, per questo anche definito “Stato mafioso”.

Precisione: quello che è avvenuto in Siria nei territori “liberati” dal regime – parliamo, a periodi, di più di 70% del territorio nazionale – è opportuno distinguerlo tra autorganizzazione genuina e gestione a distanza da parte di attori internazionali o regionali non-rivoluzionari. Anche dopo aver estirpato il regime dalle proprie città, il popolo siriano infatti si è ritrovato a dover fronteggiare spesso un nuovo nemico che ha voluto condizionare con una violenza repressiva di vecchio stile l’autodeterminazione in corso. Il caso emblematico e più conosciuto è quello del’ISIS (Islamic State of Iraq and the Sham, anche chiamato ISIL o Daesh).

Per una aggiornata cartina che mostri l’attuale spartizione dei territori siriani si può consultare ad esempio: http://syriancivilwarmap.com/

 

In seguito sono sorte le seguenti domande:

 

-“Sham” è un altro modo per dire “Siria”? Da dove viene questo nome?

Il termine “sham” ha un senso etimologico che indica “a sinistra”. Viene utilizzato per indicare i territori a sinistra quando uno sta nelle città sante di Medina e Mecca e guarda ad est. Ricopre dunque tutti quei territori che stano dalla Giordania-Palestina a salire. E’ un termine geografico molto vasto che è diventato però sinonimo di Damasco considerato che è la città centrale in tutta questo vasto territorio.

Da chi era formato il partito di Bath nel 1963? Quali erano i suoi ideali? Perchè instaurò lo stato di emergenza?

Il partito Ba’th è un partito nazionalista arabo che voleva implementare politiche socialiste che rispettassero però l’assetto culturale musulmano. Nasce alla fine degli anni ’40 e avrà sezioni distaccate nei vari paesi arabi. Non riconosce queste divisioni territoriali del vasto mondo arabo, e spera in una riunificazione sotto una unica veste. Però i principi di base vengono abbandonati nel corso degli anni e quando i militari prendono il potere in Siria nel 1963, dicono di appartenere al Ba’th ma in effetti pensano in primo luogo a consolidare il potere nelle mani dell’esercito. Attueranno alcune riforme strategiche come quella agraria ad esempio per garantirsi una base sociale ampia. Perciò venne instaurato lo Stato di emergenza, perché questo consente loro di reprimere chiunque la pensa in un altro modo. E’ l’inizio dunque di una dittatura militare.

Era corretto parlare di guerra civile siriana nel 2012?

Una definizione di guerra civile ha i suoi parametri. L’abbiamo voluto sottolineare per evitare di mettere tutti sullo stesso piatto della bilancia. Spesso quando si parla di “guerra civile” si pensa che tutti danno addosso a tutti: che tutti sono cattivi e violenti insomma. Invece nel caso siriano non è così perché c’è di mezzo una popolazione che non ha mai voluto un conflitto armato: è il regime che gliel’ha imposto.

Cosa implicò l’accordo tra Russia, regime siriano e USA nel 2013?

L’accordo del settembre 2013 tra regime, Russia e USA implicava lo smaltimento di tutto l’arsenale chimico del regime in acque internazionali su delle navi affrettate specialmente a tale scopo. Venne anche imposto alla Siria di sottoscrivere gli accordi internazionali per bandire l’uso delle arme chimiche. In compenso gli USA chiusero un occhio sulla riconquista territoriale dell’arteria autostradale sud-nord che avrebbe permesso al regime di portare le arme chimiche dalla capitale Damasco – dove erano in gran parte conservati – fino al porto Mediterraneo di Latakia. In seguito il regime ha usato le bombe a cloro che non rientrano in quei accordi e che comunque bruciano orribilmente la pelle delle vittime.

Chi sono gli Hizbullah libanesi?

Hizbullah” sta per “partito di Dio” può essere definito come un partito paramilitare sciita. E’ nato nel 1982 ed il suo centro è in Libano. Gli Hizbullah sono attivi militarmente in Siria a fianco del regime, sostenuti entrambi dall’Iran. Il rapporto con la Palestina è complicato, essendo che operano innanzitutto per volere di Teheran, che ufficialmente vuole male ad Israele ma che è interessato innanzitutto alla propria egemonia regionale. Ad esempio, Hizbullah e l’Iran hanno sostenuto la repressione dei Palestinesi che abitano in Siria (dal 1948 esiliati come conseguenza della creazione dello Stato d’Israele: vivono in campi profughi che sono diventate delle vere e proprie città con il passare dei decenni). Questa repressione è voluta apertamente dal regime dal 2011, il caso più noto è la distruzione dell’intero rione di Yarmouk (chiamata anche “la piccola Palestina”), non lontano dal centro storico di Damasco.

Che cos’è il governo al-Maliki

Nùri al-Maliki è un politico sciita iracheno che ha dominato la scena politica per quasi dieci anni dopo l’invasione dell’Iraq. Prima ha collaborato con gli Americani e poi con l’Iran. E’ stato dunque l’anello di congiunzione tra le due dominazioni del dopo-Saddam Hussein in Iraq, quella statunitense prima e quella iraniana dopo.

Perché l’Iran aveva l’embargo? E perché le potenze occidentali volevano trovare un accordo col governo iraniano?

L’embargo all’Iran fu istituito perché si temeva che avesse un programma di armi nucleari. Invece non era così, dunque hanno cominciato a togliere alcune restrizioni piano piano.

Per cosa stanno le sigle SAA e SDF?

Syrian Arab Army, le forze armate nazionali. Quello che ne è rimasto combatte in campo lealista a difesa del regime. Syrian Democratic Forces, alleanza di milizie organizzate dagli USA, che combattono contro Daesh nell’nord-est della Siria – di cui la componente principale sono le forze curde del YPG. L’ SDF non è frutto del processo rivoluzionario come lo può essere invece il Free Syrian Army (FSA); gli SDF cercano di conquistare un proprio territorio e non di liberare tutta la Siria dal regime degli al-Asad.

Che rapporto c’è tra popolazione curda e popolazione siriana? Cioè, stanno dalla stessa parte o si portano rancori di qualche genere?

Non c’è un rapporto predefinito tra arabi e curdi. Il moto della Rivoluzione è: il popolo siriano è tutt’uno! Le tensioni che possono sussistere sono dovute a discriminazioni passate nei confronti dei curdi, ma soprattutto a causa del gioco sporco delle potenze regionali che cercano di mettere gli uni contro gli altri in modo che nessuno di loro faccia davvero peso. E’ vero comunque che i curdi, popolo di fieri guerrieri, hanno sofferto di una forte discriminazione e repressione in tutta la regione attraverso il 900; vanno dunque riconosciute loro i loro diritti sociali, culturali e politici propri. Però questo all’interno di una società inclusiva, che non esclude i non-curdi (esiste anche la popolazione dei Circassi ad esempio) e che cerchi addirittura di risaldare i contatti territoriali (sociali e economici) pre-spartizione coloniale. Questo il nostro auspicio.

Dopo l’abbattimento del jet russo da parte della Turchia e la conseguente rottura dei rapporti tra i due paesi, che hanno significato i nuovi accordi di pace di questa estate (2016) che Putin e Erdogan hanno stipulato?

A tanti questo riavvicinamento tra Turchia e Russia è rimasto difficile da capire. Il motivo va cercato nel vero pericolo per Erdogan del colpo di Stato fallito di metà luglio. Infatti, sono andati molto vicini a rovesciarlo. L’Occidente è rimasto estremamente ambiguo in merito, quasi complice dei golpisti. Per reazione Erdogan si è girato dall’altro lato, verso chi aveva invece con molto pragmatismo criticato il tentato golpe, a cominciare proprio dalla Russia che nell’ultimo anno aveva acquisito un nuovo ruolo significativo in Siria. Erdogan non ha abbandonato del tutto il campo della Rivoluzione, però ora sta giocando su tantissimi fronti cercando di ricreare l’influenza regionale che aveva l’Impero Ottomano. I nemici forti (!) non sono mai nemici per sempre ai suoi occhi, possono anche diventare alleati per altre cose. Tutti sanno comunque della forza regionale che la Turchia ora rappresenta, per questo tutti gli attori regionali vogliono stringere accordi con Ankara.

Ho sentito dire che il tentato colpo di stato è stata tutta una messinscena per rafforzare in realtà il potere di Erdogan… E’ vero?

So che è girata questa voce, ma io non ci credo. Per un semplice motivo: la portata della distruzione nella capitale Ankara con il Parlamento ripetutamente bombardato dal cielo. Non ha dato l’immagine di un Erdogan forte quello. Il vero protagonista della piazza è stata la popolazione civile turca che si è opposta ai carri armati. Poi Erdogan è stato bravo a cavalcare questa riscossa popolare contro i militari.

C’è anche da dire però che considerato che l’Occidente al momento del fatto è stato passivo, Erdogan non ha di certo deciso una politica favorevole agli ideali occidentali, visti i provvedimenti incivili che ha preso contro la popolazione e i militari in particolare.

Erdogan è un dittatore in pectore. Salvo che la Costituzione turca non gli dà nessun potere. Deve fare tutto sotto banco perché la Presidenza è solo un incarico cerimoniale.

Non ho ben capito il ruolo di Usa. Cioè questo intervento falso (perché inefficace) degli Usa ha solo uno scopo di leadership o cosa ci guadagnano a continuare a non fare niente di reale??

Gli USA temporeggiano, lo fanno in primo luogo perché non vogliono la caduta del regime con cui hanno collaborato almeno dalla guerra per liberare il Kuwait nel 1991 fino al 2013-2014. Stanno comunque in prima fila per garantire gli interessi d’Israele che non può assistere a tutte le riunioni internazionali – malgrado sia l’attore principale di tutta la partita. Hai assolutamente ragione a sottolineare la contraddizione tra il protagonismo continuo degli USA e l’intento reale di cambiare il meno possibile la Siria, e dunque la regione. Fanno i pompieri in un certo senso a tutela del loro alleato principale nella regione. Ora questo non sta funzionando perché l’equilibrio regionale è troppo instabile e molti attori vogliono strappare territori in Siria – approfittando dall’incapacità materiale dei ribelli a difendersi in piena autonomia. Tutti nella regione hanno comunque smascherato il ruolo falso degli USA, di Kerry e Obama, però sui nostri media questa vera notizia ancora non è arrivata.. I rappresentanti degli insorti comunque dicono ufficialmente che non si fidano più di Washington.

2. CONFRONTO IN SEGUITO ALL’INCONTRO ALLA PARROCCHIA DELL’IMMACOLATA 3/11/2016

è emersa poi la consapevolezza della presenza più o meno evidente di forze esterne che agiscono nel paese, e questo secondo loro (gli organizzatori parrochiali) sarebbe uno dei problemi fondamentali che portano purtroppo all’allungamento del conflitto interno.

Una cosa da chiarire, invece, sarebbe la faccenda delle “milizie moderate” a cui si riferiva il frate.

Moderatore: Cari, riprendo solo ora lo spunto delle milizie esterne perché ieri sera ho dovuto staccare. La milizia estera più diffusa sul territorio siriano sono gli Hizbullah. Si tratta, ahimè, di un vero e proprio esercito di occupazione, oramai. Poi in contrapposizione ad essa ci sono fazioni che hanno integrato combattenti esteri volontari, o mercenari – a seconda del fatto che lo facciano o meno per soldi.

Ovviamente quelli che sostengono il regime (i lealisti), ti parlano solo di chi è venuto dall’estero a combattere Asad, non ti dicono niente di chi ha salvato militarmente quello che ancora si poteva “salvare” del regime: Provincia di Damasco, la zona costiera, Aleppo ovest e il corridoio unico chi ti unisce queste enclavi.

Fortunatamente, noi abbiamo sempre sostenuto la partecipazione trasversale e democratica della sollevazione di popolo contro gli al-Asad. Abbiamo sempre sostenuto che il motore dietro alla guerra in corso fosse il regime barbarico e non una popolazione che è stata costretta all’autodifesa. Teniamo dunque sempre presente la proporzionalità quando si parla della violenza oggi messa in campo.

3. APPROFONDIMENTO INTERNO DEL 7/11/2016

M.: Homs e Hama sono sotto il controllo del regime?

Nello specifico di queste due città cosa è successo alle persone una volta che le città sono passate sotto il controllo del regime? Sono fuggite o qualcuno è riuscito a restare senza subire conseguenze?

Moderatore: Entrambe le città hanno conosciuto delle manifestazioni imponenti all’inizio della rivoluzione (primavera 2011). Hama, a maggioranza sunnita, aveva conosciuto nel lontano febbbraio 1982 una sollevazione militare che fu sconfitta, con la stessa ferocia messa in atto ora ad Aleppo. Il centro storico fu distrutto in quell’occasione. Dunque la popolazione non prese le armi questa volta. Il fronte sta pero a poco più di 20 chilometri più a nord. La città sta dunque in prima linea.

Inoltre, Hama, che è centrale al paese, è l’unico nodo di comunicazione terrestre per il regime con Aleppo. Dovesse cadere Hama, Aleppo è persa per il regime. C’è stata una battaglia poco a nord di Hama l’ultimo mese ma è stata respinta dal regime; dunque per il momento in quel determinato territorio è salvo. I russi usano Hama come la loro base operativa, la costa serve loro invece per gli approvvigionamenti e le basi aeree.

Homs è stata distrutta invece. Si sollevo’ in massa e prese anche le armi. Venne definita la capitale della Rivoluzione perché partecipavano tutte le comunità, compresi gli alawiti. Era una città multietnica, come Aleppo, ed era una città allegra.

M.: E le persone che ora vivono a Homs è possibile che siano magari originarie di Homs? Cioè intendo se gli abitanti di Homs si sono sollevati che fine hanno fatto dopo che la città è stata ripresa? Sono rimasti? Sono fuggiti per paura di ritorsioni? Vista la politica di Bashar :”o il regime o la morte”.

Mod.: Gran parte degli abitanti di Homs è scappata, principalmente in Libano per altro. Oggi la città è una città fantasma e uno dei film del cineforum parlava proprio di ciò. C’è un progetto speculativo di palazzinari voluto dagli iraniani e dal regime per ripopolare Homs con soltanto lealisti. Pero non ci sono fondi e hanno ancora la guerra in corso. Ci sono quartieri nuovi a maggioranza alawita o cristiana che sono stati risparmiati, come a Damasco e Aleppo. Però nel caso di Homs la gente che ci abita non vive molto serenamente, considerato che Daesh sta alle porte e occupa di tanto in tanto i campi di gas poco distanti. Senza parlare ovviamente delle cittadine poco distanti assediate dai lealisti e regolarmente bombardate! La vera sfida per il regime in tutti i territori che “ancora” controlla è il dopo-repressione di massa. Il regime non ha la capacità di ricostruire nulla, dipende in tutto e del tutto da iraniani, russi e Onu.

M.: A proposito ho visto una bella intervista ad un architetta Aleppina

https://www.facebook.com/l.php?u=https%3A%2F%2Fwww.ted.com%2Ftalks%2Fmarwa_al_sabouni_how_syria_s_architecture_laid_the_foundation_for_brutal_war%3Flanguage%3Den&h=fAQGaboWw

Mod.: Notevole! Una giovane donna siriana che come una leonessa vuole essere protagonista della ricostruzione della sua città. Ve la dice lunga sulla carica di questo popolo. Chiaramente è interessata comunque, e poi dubito della tangibilità della sua proposta se rimane al potere la macchina di guerra che continua a distruggere il paese. Senza giustizia non ci sarà mai pace duratura.

L’importanza dell’urbanistica (quello che lei definisce “architecture”) è pertinente. C’è anche una critica esplicita alla politica dei decenni precedenti in Siria, cosa non da poco farlo pubblicamente.

M.: se ci si mettono i palazzinari russi e iraniani non penso si realizzerà un centesimo di quello che propone purtroppo! Lei comunque critica anche una certa politica francese colonialista che non ha compreso la società araba (in Siria come in altri posti) e ha imposto un modello europeo di convivenza, ghettizzando le comunità e spaccandole. Quindi dice che il problema era ancor prima degli Assad.

Mod.: Da qua a dire che l’urbanistica è stato il motore della “guerra civile” ce ne vuole, mi sembra più un rivelatore di tensioni più profonde nella società, legate all’oppressione.

Poi, la questione dei francesi è, secondo me, un occhiolino al regime invece. Per dire il vero, il loro intervento urbanistico è stato lieve, rispetto a quello degli ottomani, ad esempio, che hanno costruito interi quartieri per accomodare i pellegrini che andavano verso la Mecca.

M.: Io non sono esperta, però ho fatto il collegamento con la storia del libano, quindi ho pensato che un certo approccio politico loro potessero effettivamente averlo avuto anche da un punto di vista pratico nell’urbanistica.

Mod.: I francesi sono rimasti molto di più in Libano, infatti. Qualcosa hanno fatto, però a Damasco; nelle altre città immagino che sia stato più il periodo del dopo-indipendenza ad aver influenzato davvero l’urbanistica. La costruzione dei campi Palestinesi, ad esempio.

E poi c’è un elemento chiave che qualunque architetto conosce: i materiali. Il cemento in Siria è stato introdotto massicciamente dai sovietici, non dai francesi. Però di ciò l’interessata non parla, forse perché Mosca è tornata prepotentemente.. Sarebbe da approfondire la questione senza dubbio comunque.

Interessati al nostro lavoro? O avete commenti o critiche da fare, prendete contatto:

fb: Studenti Unior pro Rivoluzione Siriana

email: lasirianonesola@yahoo.it

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