Relazione Conferenza “Il caso Siria – Insieme per aiutare i Francescani di Aleppo”

Il Collettivo Studenti Unior pro Rivoluzione siriana ha partecipato in qualità di spettatore alla Conferenza “Il caso Siria”, tenutasi nella Sala Teatro dell’Associazione Culturale Don Fabrizio De Michino, venerdì 18 novembre.

I relatori della conferenza erano:

Paolo Martino, documentarista e reporter che da anni frequenta e si occupa di medio-oriente;
Sami Haddad, professore di lingua araba all’Università L’Orientale di Napoli;
Elena Iacomino, coordinatrice del progetto “La culla della carità”.
Mediatore dell’incontro è stato Claudio Silvestri, giornalista e segretario del Sindacato unitario giornalisti della Campania.

L’incontro è stato organizzato da don Doriano Vincenzo De Luca, della parrocchia Immacolata Concezione, Capodichino – Napoli.

La conferenza apre i lavori con una breve introduzione del moderatore dell’incontro, il giornalista Claudio Silvestri, il quale afferma da subito che la sua partecipazione è dettata dalla voglia di comprendere dalle voci degli ospiti ciò che realmente sta avvenendo in Siria da cinque anni a questa parte. “I giornalisti – sottolinea- si occupano della libertà di tutti, degli altri giornalisti, ma in generale di tutti gli uomini”. Le prime battute dell’incontro vengono dedicate, dunque, alla necessità di capire come si è arrivati a questo scempio in Siria e a questo enorme numero di morti e rifugiati.

Il primo intervento è quello di don Doriano, già organizzatore di una conferenza che si occupava di Aleppo. Il suo “progetto” è quello di creare un percorso di formazione e informazione sulla Siria. La serie di incontri che sta organizzando segue naturalmente la Chiesa latina in Siria, ma la sua personale missione è quella di fornire alla gente di periferia la possibilità di discutere di temi importanti e internazionali, che toccano non soltanto problemi geopolitici, ma più semplicemente l’umanità e i valori del rispetto dell’essere umano. Quello che il parroco dell’Immacolata sottolinea è che questo percorso di formazione e informazione non parte da nessuna posizione preconcetta, non vuole appoggiare nessuna “fazione”, ma ha lo scopo di portare avanti un discorso sul medio-oriente che è terra di cultura e d’origine della religione cristiana e in quanto tale deve interessare tutti i fedeli. Le differenze presenti all’interno del medio-oriente devono, secondo don Doriano, essere motivo di convivialità e non di scontro. Convivialità significa sviluppare concetti di rispetto e convivenza pacifica, ma soprattutto di condivisione. Il lavoro deve partire dal basso, dalla popolazione, perché è proprio questa che viene sfruttata e strumentalizzata dai potenti. Questa operazione naturalmente richiederà molto tempo, ma permetterà di ottenere risultati importanti. “Aleppo-dice- ad oggi è come Berlino nella Seconda Guerra Mondiale [… ], una città simbolo di sopraffazione e di una guerra inutile, come lo sono tutte le guerre, certo! Ma questa lo è ancora di più”.

Il secondo a intervenire è stato Paolo Martino, documentarista e reporter che da 10 anni si occupa di medio-oriente. Il suo lavoro si basa sul viaggio, nell’attenzione scrupolosa verso questo fenomeno che ha motivazioni diverse a seconda delle persone. Nel suo discorso cita le primavere arabe, che ha vissuto in prima persona e che erano sentite come “una boccata d’aria fresca in tutti i paesi interessati”. Anche la Siria ha partecipato a questo movimento pacifico e di richiesta verso i propri governanti, ma come riporta lo stesso Martino, con il passare del tempo la situazione è diventata sempre più difficile. Difficile era entrare nel paese e anche per questo l’attenzione verso la Siria è andato sempre più sgretolandosi. Dice ancora :” Perché in Siria non si è fatto nulla? C’è stato un immobilismo che toglie le parole. Sembra che la Siria sia su un altro pianeta e invece è nel Mediterraneo, proprio vicino a noi”. Il suo lavoro si è quindi spostato, mantenendo sempre il tema del viaggio, sui rifugiati e sulle loro storie, che in un modo o nell’altro lo hanno portato a parlare di nuovo di Siria.

L’intervento centrale dell’incontro e sicuramente quello più atteso dagli ospiti e dal pubblico è stato quello di Sami Haddad, professore di lingua araba all’Università L’Orientale di Napoli. Il suo intero contributo alla Conferenza è stato volto a fare chiarezza su ciò che dal 2011 sta succedendo in Siria. Il professore ha accennato brevemente alla cronologia della rivoluzione, parlando della sua prima fase, e delle manifestazioni pacifiche dei siriani che chiedevano democrazia e diritti al regime e che sistematicamente sono state represse con la forza e una brutale violenza. Ha parlato delle potenze internazionali, di Iran, Russia e Stati Uniti e di tutte le forze oggi presenti sul suolo siriano. Ha chiarito chi sono i ribelli e le frange islamiste. Alle domande sull’Isis, il docente ha risposto con chiarezza, affermando che gli ideali propugnati dai terroristi dello Stato Islamico, come anche da altre fazioni islamiste, non appartengono in alcun modo alla popolazione e alla cultura siriana e che tali idee violente e limitanti non potrebbero mai attecchire in un paese in cui il rispetto della multiculturalità è alla base delle relazioni sociali.


Il professor Haddad ha parlato di un profondo senso di solitudine che i siriani hanno vissuto in questi anni, in cui si sono sentiti abbandonati dalla comunità internazionale e di come questi eventi e conferenze, che ad oggi si fanno, diano finalmente la possibilità ad un popolo di esprimere le proprie legittime rivendicazioni democratiche e di rendere noto il dolore che hanno vissuto e vivono vedendo il proprio paese martoriato. “La Siria-dice- si trova in un posto disgraziato. Abbiamo avuto un regime per 40 anni e in questi anni di regime le persone sparivano, venivano torturate e morivano”. Ecco il quadro che si delinea: anni di repressioni e soprusi nascosti e anni, questi ultimi cinque, di violenze palesi agli occhi del mondo, accompagnati però da un silenzio assordante della comunità internazionale. Sami Haddad, nel suo intervento alla Conferenza, ricorda padre Paolo Dall’Oglio, uomo simbolo e voce di quella Siria che sapeva e sa vivere le sue differenze culturali e religiose pacificamente.
Quella in Siria, infatti, non è una guerra di religione, è una guerra per il potere e purtroppo, va detto, segue una logica già nota, che è quella della spartizione. Ne risulta, in conclusione, la volontà delle potenze internazionali di ridisegnare la mappa geopolitica dell’area con il sangue dei siriani.

Ultimo intervento è quello della Coordinatrice del progetto “La culla della carità”, Elena Iacomino. Nel suo brevissimo intervento ha parlato delle attività che il progetto svolge a Secondigliano, quartiere molto difficile e tristemente noto alla cronaca per casi di Camorra, ma che nonostante questo dimostra una straordinaria generosità. Anche quest’anno, come per quello passato, gli incassi delle donazioni saranno devoluti al Francescani siriani, precisamente di Aleppo, che ancora oggi risiedono nella città per aiutare le comunità con quel che possono. La coordinatrice Iacomino chiude il suo intervento invitando il pubblico a recarsi alla sede nella parrocchia dell’Immacolata per acquistare e fare donazioni per aiutare Aleppo.

Alla fine della Conferenza possiamo dirci soddisfatti. È stato un incontro teso alla conoscenza e all’informazione. Finalmente, grazie alla voce di un siriano, si è parlato dei crimini del regime e si è posta la giusta attenzione sulla violenza che si sta perpetrando ormai da troppo tempo in Siria. È stato possibile anche mostrare questa distruzione, grazie a due filmati trasmessi dal professore dell’Orientale, che mostravano le macerie- e non più città- di Homs e Aleppo est. Il pubblico, accorso alla Sala Teatro dell’Associazione Culturale Don Fabrizio De Michino, ha potuto vedere cosa sta succedendo in Siria e ha potuto ascoltare da Sami Haddad cosa è stata la Siria negli ultimi 40 anni.

In conclusione, possiamo dire che la Conferenza è stata davvero un momento di formazione e informazione, come si prefiggeva l’organizzazione di don Doriano, e speriamo di ritrovarci nuovamente a parlare in questi termini della Siria e del genocidio che la sua popolazione ancora sta subendo mentre noi scriviamo.

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