Proposta di organizzare insieme una manifestazione nazionale a Roma

Cari amici dei siriani liberi,

Il 18 marzo prossimo saranno già 5 anni dalla prima manifestazione fiume a Der’a contro il regime degli al-Asad. In quella primavera del 2011, le manifestazione di piazza si estesero poi rapidamente a tutto il paese.

Più che mai, dopo un quinquennio di sangue e di repressione di massa, è urgente scendere in piazza tutti insieme per ribadire la nostra solidarietà incondizionata alla lotta di liberazione del popolo siriano e al suo diritto irrinunciabile all’autodeterminazione. Vogliamo farci portatori dello spirito di libertà e dignità che ha animato la Rivoluzione siriana dal primo giorno!

Il potere costituito siriano ha usato tutti i mezzi e stratagemmi a sua disposizione per cercare di bloccare il tentativo di ripensare in profondità l’assetto del paese, e di stroncare sul nascere la gioia delle persone di ogni etnia e confessione che finalmente abbracciavano la libertà! Si sanno delle torture, delle uccisioni mirate, dei rapimenti, dei bombardamenti aeri, dell’impiego dell’intero arsenale bellico a disposizione di Bashar (carri armati, elicotteri da combattimento, artiglieria, missili terra terra,..) e del suo utilizzo di armi non-convenzionali come i barili bomba, il napalm e il fosforo bianco. L’obbiettivo disperato di Asad era quello di restaurare il controllo del territorio e di decidere della vita e della morta delle persone; a tale fine ha usato anche numerose milizie paramilitari (shabyha). Attraverso il terrore di Stato generalizzato Bashar ha cercato di spezzare il coraggioso popolo siriano per obbligarlo a sottomettersi ancora.

A luglio 2012 però era ormai evidente che il regime da solo non sarebbe riuscito a sconfiggere la rivoluzione. Pure di evitare quella fine irreversibile del regime diversi attori regionali e internazionali (Iran, Russia, Hezbollah,…) sono scesi in campo direttamente a sostegno di al-Asad. Da allora la contrapposizione in Siria si è spostato principalmente sul campo militare. Questo ha reso il campo della rivoluzione più fragile purtroppo e ha facilitato influenze conservatrici, o addirittura restauratrici, anche nel campo degli insorti. Cionondimeno, la responsabilità di aver distrutto il paese e obbligato la metà della popolazione a scappare dalle proprie casa ricade interamente sul regime genocida degli al-Asad! A ciò si è aggiunto la costituzione strumentale di una entità territoriale oscurantista come quella di Daesh, che ha ulteriormente allontanata la prospettiva di una transizione rapida verso una Siria libera e pluralista.

Tutti gli attori esteri, compresi quelli istituzionali come le Nazioni Unite, hanno messo in soffitta l’esigenza elementare di sostenere la popolazione siriana nella sua richiesta profonda di autentica emancipazione e di democrazia: infatti, non si è mai cercato di mettere il popolo al riparo dalla violenza inaudita scaturita da Asad. Tale effettiva complicità con il genocidio siriano in atto, la si ritrova anche nei tentativi ripetuti di riabilitare sulla scena internazionale l’apparato di Stato repressivo siriano e i suoi vertici dittatoriali.

Noi invece decretiamo che sosterremo ad oltranza il popolo siriano nella sua lotta di liberazione contro la tirannia: questo popolo che è stato ridotto alla fame, alla miseria e che vive in gran parte in esilio, solo perché ha osato abbracciare la libertà..!

I siriani non rinunceranno alla loro libertà conquistata a caro prezzo; lo dimostrano giorno dopo giorno – e i sedicenti rappresentanti che a nome della rivoluzione vanno a trattare nei palazzi del potere farebbero bene a non dimenticarselo!

Il futuro della Siria dipenderà principalmente dalla capacità di fare applicare la giustizia e di fare rispettare i diritti universali.

Nelle settimane prima dell’invasione di campo da parte delle truppe russe a fine settembre 2015, le regioni tradizionalmente leali al regime – la provincia meridionale di Suweida e la zona costiera dov’è concentrata la comunità confessionale di Bashar – erano attraversate da manifestazioni di piazza senza precedenti. Nuovamente il regime stava sul punto d’implodere, ciò malgrado l’intervento massiccio da parte degli iraniani durato 3 anni. E’ precisamente l’occasione che Mosca stava aspettando per potersi riaffermare come il “protettore della Siria”, statuto che aveva perso dopo il decennio degli anni ’60.

Gli Stati-Uniti non si sono opposti a ciò; infatti, la politica nord-americano a favore dell’alleanza Iran-Russia-Asad per dominare a nord d’Israele è stato apertamente dichiarata prima dell’apertura dell’incontro a Ginevra di fine gennaio 2016. E’ la dimostrazione ulteriore che Obama vuole tradire la rivoluzione siriana attraverso l’impiego di numerosi stratagemmi. In effetti, se la democrazia prevalesse in Siria, Israele non potrebbe più pretendere di essere “l’unica democrazia” nel Medio-Oriente.

Fortunatamente, i siriani liberi non sono stati presi impreparati, e noi insieme a loro continueremo a erigere quella Comunità internazionale dal basso che potrà finalmente mettere in scacchi le istituzioni di sfruttamento internazionale.

Ritroviamoci dunque tutte e tutti in piazza il sabato 19 marzo a Roma, capitale politica e mediatica della penisola, per ribadire che la rivoluzione siriana e l’istanza di autodeterminazione del popolo non si toccano!

Direttivo del Comitato permanente per la rivoluzione siriana

Milano, Napoli, Roma – 3 febbraio 2016

testimonianze dei ragazzi che hanno partecipato alla Conferenza “da Parigi a Damasco”

Milena: “Io sono andata, è stata molto interessante soprattutto per quanto riguarda gli interventi dei due ospiti, l’avvocato Migliaccio e una operatrice presso la Onlus LESS, che si occupano entrambi di accoglienza

Tra l’altro la Dottoressa ha parlato di alcune giornate in cui apriranno l’associazione alla cittadinanza per mostrare appunto di cosa si occupano, mi sembra dal 17 dicembre.”

Noemi: “Anche io ci sono stata. È stato veramente ricco e interessante l’incontro, sono stati toccati molti aspetti della questione Medio-Orientale visti da diverse prospettive, storica, religiosa, politica e giuridica. Il primo a intervenire è “la star” il prof Tottoli, docente di Islamistica, che brevemente ha spiegato il fenomeno Isis come prodotto non solo del rapporto “problematico” (coloniale) che l’Occidente ha avuto con il Medio Oriente, ma anche come prodotto dei vari autoritarisi e della repressione di ogni tipo che hanno generato risposte di questo tipo. Da al-Qeida allo Stato islamico che può essere visto come una sorta di evoluzione dalla prima associazione terroristica, contenendo però la novità della rivendicazione territoriale.

Poi è intervenuto il Prof. Wulzer, docente di Storia delle relazioni internazionali che ha fatto un quadro storico mettendo in luce che il Medio Oriente è una costruzione occidentale, lo stesso termine è stato coniato dalla Gran Bretagna, e che la questione è nata dalla definizione di confini artificiali da parte delle potenze europee che hanno controllato la regione durante la prima metà del 900. Mentre nella seconda metà del 900 il controllo è stato esercitato dagli USA: dapprima in maniera velata, per poi passare a un esplicito interventismo a partire dalla guerra del golfo. Essenzialmente gli interessi degli USA si riassumono in Petrolio, protezione di Israele e contenimento. Adesso gli USA dopo la stagione della guerra al terrore del 2003, hanno adottato una posizione di disimpegno delle forze in M.O lasciando lo spazio di intervenire ad altre potenze come Francia e Russia

Wulzer intendeva dire che adesso ci stanno vedendo le conseguenze delle scelte fatte durante la Prima guerra mondiale di ridefinizione dei confini.

Poi è intervenuto Civile, docente di storia contemporanea, che ha ribadito alcuni aspetti storici e poi ha fatto alcune riflessioni sulle conseguenze dell’attacco di Parigi che ha risvegliato il sentimento nazionalista e un certo revanscismo francese, che ha portato a una chiusura piuttosto che a una riflessione sulle cause! E perfino il giubileo ha mostrato il forte allarmismo che si respira in questo periodo. Secondo Civile ci si dovrebbe fermare a comprendere piuttosto che di decretare immediatamente risposte affretate.

I prof sono stati davvero all’altezza! Lo hanno reso veramente interessante! Sono stati tutti chiarissimi .

L’argomento poi stava molto a cuore a tutti noi, sia professori che studenti! .”

Milena: “La Dottoressa Talamo ha parlato dei diversi tipi di luoghi d’accoglienza, strutturati in CARA, centri di emergenza (che sono tristemente famosi perché sono quelli che i media mettono sotto i riflettori) e SPRAR, che comprende anche la Onlus con cui collabora la Dottoressa. È il modello più efficiente perché si occupa di ogni aspetto della vita di chi arriva e richiede asilo, dall’assistenza legale ai corsi di lingua e quelli professionali. Ma è anche il sistema meno diffuso perché in Italia si sono solo 20 mila posti a fronte dei centomila e più rifugiati che fin’ora sono arrivati!.. Prima di lei ha parlato l’avvocato Migliaccio che ha raccontato alcuni casi di cui si è occupato. Si tratta di richiedenti asilo che sono incappati in commissioni poco competenti che hanno respinto le loro domande perché sostengono che in Iraq non ci sia una situazione tanto grave da giustificare una richiesta di protezione internazionale – siamo evidentemente alla follia!

No credo che in Italia gli SPRAR siano quelli che funzionano meglio (però potrei aver fatto confusione con le sigle). Poi, i CARA e i centri di emergenza sono gestiti da persone che non hanno nulla a che fare con l’accoglienza ma si improvvisano operatori per profitto.

Tra l’altro avvocato Migliaccio ha anche spiegato che non solo non esistono corridoi umanitari ma addirittura in paesi come il Pakistan hanno reso inaccessibili i consolati, poiché la richiesta di protezione internazionale potrebbe essere presentata anche lì. Non servirebbe dunque arrivare prima fin qui in Europa… Oggi in Pakistan per comunicare con il Consolato devi infatti passare attraverso società terze oppure tramite posta. In questo modo le persone lì purtroppo non hanno nessun modo per avere protezione e sono costrette a rivolgersi a vie illegali… questa cosa mi ha sconvolto”

Vuoi dire Milena che devono rivolgersi ad intermediari per rapportarsi al consolato. Che poi in effetti sono gli stessi ambienti che poi gli portano in Europa?

“Sì, i quali poi via posta inoltrano le richieste… tutto questo per evitare che mettano piede negli edifici del consolato, altrimenti sarebbero costretti a farli arrivare in Italia. Questa cosa quante leggi internazionali viola? bah..”

Mariassunta: “Riassumendo, le tematiche di fondo sono state: a) il cambiamento degli equilibri mondiali, b) l’Isis e il rapporto con l’Islam, c) l’incedere delle destre in Europa, d) esperienze di assistenza legale con testimonianze di esperti del settore SPRAR, e) quadro storico e logistico dell’attuale Medio-Oriente. Poi c’è stato un docente madrelingua siriano che ha portato la sua testimonianza con competenza e umanità. Devo precisare che ho fatto da mediatrice per questa conferenza, potrei essere di parte nel dare un giudizio poiché ero coinvolta in prima persona. Mi spiace solo che il tempo non sia mai sufficiente per queste cose, così da permettere a tutti di fare un intervento.”

L’avrete capito, chi ha potuto assistere alla Conferenza è tornato a casa davvero estasiato. Ma ora che si fa? Si lascerà di nuovo cadere il silenzio sulla dramaticità degli eventi che si stanno svolgendo a poca distanza..? Il gruppo studenti Unior pro Rivoluzione siriana spera di no; si augura infatti che nel prossimo futuro, con altre realtà studentesche come quella di Link Orientale, si potrà ad esempio organizzare dei workshop in cui gli stessi studenti dell’Orientale siano chiamati in prima persona a riflettere insieme ai noccioli del problema.

Dalla sua creazione nel marzo 2012 stUpRS ha voluto fare sentire la voce degli studenti sconvolti dagli avvenimenti in Siria, e non solo.

Valorizzare tutte le energie nuove che rappresentiamo tutti noi, non rappresenterebbe la risposta migliore al clima di oddio, di paura e di difidenza che dall’alto vogliono fare calare su di noi?

Al terrorismo si risponde civilmente: con partecipazione di tutte e tutti e con alegria! Tiè

stUpRS

Autoconvocazione di un incontro nazionale da parte dei membri del Comitato Permanente per la Rivoluzione siriana: il 16-17 gennaio 2016 a Milano

Cari aderenti all’Appello a federare le nostre forze in Italia: “io sostengo la Rivoluzione siriana. Conferenza nazionale per la Libertà in Siria”,
Care sostenitrici, cari sostenitori dei siriani liberi,

Sono passati già due mesi dalla nostra prima conferenza di Bologna, nel frattempo sono avvenuti numerosi sviluppi in Siria e in Europa. Riteniamo dunque sia di fondamentale importanza ritrovarsi presto, cioè a metà gennaio – subito dopo il periodo delle feste – per fare il punto della situazione collettivamente.

Purtroppo il lavoro che si è ritrovato a dover affrontare il Coordinamento eletto in occasione della Conferenza di Bologna è stato cospicuo, capiamo dunque che sia stato difficile mettere in alto alle sue priorità l’organizzazione di un nuovo incontro nazionale. Pertanto gli prestiamo man forte invitando chi di noi lo vuole a partecipare a Milano per i prossimi 16-17 gennaio a un incontro nazionale del Comitato permanente.

1. Le modalità d’iscrizione rimangono semplici: mandate una email all’indirizzo: cnCPRS_ora@outlook.it, dando nome e cognome e la denominazione del vostro profilo facebook se si tratta di un pseudonimo.

Le condizioni di accettazione dell’iscrizione rimangono anch’esse semplici: sottoscrizione a) dell’appello e b) della dichiarazione finale adottata dalla Conferenza di Bologna (che il coordinamento può far girare a chi non lo ha ancora visionato). Il motivo per il quale si procede in questo modo è di evitare la presenza di agitatori opportunistici (ad esempio gli aderenti alla corrente Socialismo Rivoluzionario/La Comune – come successo purtroppo alla Conferenza di Bologna).

2. Per tutte le realtà siriane presenti in Italia, non viene richiesto la sottoscrizione all’Appello per la partecipazione al primo giorno (sabato 16) dell’incontro di Milano. Sarà infatti programmato un momento d’incontro e di confronto tutto dedicato a loro – probabilmente in lingua araba. Per tutte queste persone basta specificare in occasione dell’iscrizione di voler usufruire di questo statuto specifico.

3. Il programma della domenica 17 gennaio, che sarà la giornata riservata esclusivamente agli aderenti all’appello, si articolerà nel modo seguente:

a) confronto sulla situazione odierna in Siria e attorno ad essa
b) bilancio dei nostri primi mesi di attività
c) priorità da darci per il futuro

4. Per ovvii motivi di equità, le sigle politiche presenti all’incontro avranno diritto ad un massimo di 3 voti per le eventuali votazioni di delibere.

Come ideatori dell’iniziativa e aderenti all’appello,

Johannes Waardenburg e Fiore Sarti

“IO SOSTENGO LA RIVOLUZIONE” CONFERENZA NAZIONALE PER LA LIBERTA’ IN SIRIA

10-11 ottobre 2015 a Bologna


Suriya Hurriya!
Appello a federare le nostre forze in Italia

Cari amici e amiche del popolo siriano, siriani/e in Italia, sostenitori della Rivoluzione Siriana.

Siamo tutti impegnati sul territorio italiano da anni in solidarietà con il popolo siriano coraggioso che lotta dal 2011 per la libertà, la giustizia sociale e la democrazia.
Siamo consapevoli che la popolazione civile della Siria ha subito e continua a subire una repressione feroce per mano di un regime insediato da oltre quarant’anni. Questo regime ha fatto compromessi scandalosi con mezzo mondo pur di rimanere al potere più tempo possibile, da sempre i cittadini siriani sono stati considerati senza diritti dalla famiglia al-Asad. Con l’avvento di questa dinastia totalitaria il quotidiano dei siriani è stato caratterizzato dal terrore; la Comunità internazionale per conto suo dimostra nuovamente giorno dopo giorno la propria complicità nella repressione di una popolazione araba o autoctona.

I numeri di persone uccise, ferite, imprigionate e scomparse si contano in centinaia di migliaia. La metà della popolazione nazionale – cioè 12 milioni di anime – ha dovuto ora lasciare le proprie case per causa della violenza e della distruzione. Il regime degli al-Asad ha scatenato l’inferno dopo che le strade delle città siriane si sono riempite di migliaia di dimostranti pacifici. Bashar ha impiegato un immenso esercito regolare, numerose forze di sicurezza, corpi scelti, bande mafiose (shabeeha) e milizie estere per cercare di contenere l’ondata di rinnovamento democratico che stava investendo anche la Siria.

Per molto tempo il popolo siriano ha sperato nell’aiuto della Comunità Internazionale e nella solidarietà per mettere un termine a questo genocidio. Fin quando gli è stato possibile, esso ha rinunciato a prendere le armi per difendere la sua lotta. Però, i rappresentanti dell’opposizione hanno bussato senza successo alle diverse porte istituzionali, nei vari angoli del pianeta, riscontrando soltanto indifferenza, cinismo e arroganza.

Alla mattanza in atto, si è poi aggiunta l’invasione di campo da parte di fazioni politiche-religiose estranee alle rivendicazioni originarie della sollevazione di popolo, come Daesh, Hezbollah e al-Nusra. Queste fazioni che si rifanno essenzialmente a fantasticherie ideologiche sono subentrate in un secondo momento ai consigli rivoluzionari nei territori liberati dal regime. Questo scippo politico è avvenuto, là dove è riuscito, grazie ai sostegni materiali (in denaro e in armamenti) molto generosi dei quali sono stati beneficiari. Non è avventato perciò dichiarare che si tratti di veri e propri assembramenti di mercenari che combattono per l’incremento del potere di diversi ceti integralisti regionali.

Noi italiani/e, siriani/e residenti in Italia e cittadini/e di varie nazionalità non tolleriamo più la complicità trasversale ancora in atto con il regime degli al-Asad e denunciamo pubblicamente il tentativo complessivo di soffocare le rivendicazioni legittime del popolo siriano; in fine, condanniamo con forza l’omertà mediatica, per altro molto radicata in Italia, che sta accompagnando la peggiore tragedia umanitaria degli ultimi decenni.

Molte forze della sinistra italiana hanno preferito stare con il regime e i suoi interessati sponsor, l’Iran e la Russia. Lo hanno fatto per abitudine intellettuale, auto-referenzialità e incapacità di analizzare le reali dinamiche sociali in atto nel mondo arabo. Similmente, ampie sfere della gerarchia ecclesiastica hanno scelto di appoggiare il potere costituito in Siria, così facendo andare in fumo la valenza morale delle loro parole.

Oggi, tante persone sono costrette a scegliere la via del mare pur di scappare dalla violenza in atto in Siria, questa violenza che è l’unico linguaggio che il regime conosca. Per anni l’Unione Europea ha scelto di erigere barriere per contenere le ondate di disperati. Oggi fortunatamente molte autorità riconoscono il fallimento, e soprattutto lo scandalo, della “fortezza Europa”. Tuttavia, la volontà popolare europea di aprire le frontiere ai migranti deve fare i conti con le diverse politiche xenofobe e razziste nazionali. Soprattutto, ci si dimentica troppo spesso il motivo dei flussi migratori drammatici ai quali assistiamo: l’oppressione, le guerre e la povertà. Quante persone moriranno prima che l’Unione Europea riconosca la propria responsabilità storica nei disastri che si stanno consumando a poca distanza?

Il tempo stringe, la solidarietà attiva va rafforzata!

Come firmatari di questo appello invitiamo tutte le persone di coscienza impegnate in Italia a fianco del popolo siriano a ritrovarsi insieme a Bologna per un’assemblea da tenersi il 10-11 ottobre.
L’intento è di adottare una dichiarazione comune e di lanciare una campagna nazionale per rompere definitivamente l’assedio che è stato posto alla Rivoluzione siriana.
Sosteniamo la lotta del popolo siriano per la libertà, e decretiamo l’urgenza di aiutare immediatamente questa popolazione martoriata.

سورية حرية, نداء لدعم الثورة السورية

إلى مناصري ومناصرات الشعب السوري
إلى الأصدقاء والصديقات السوريين في إيطاليا وإلى الداعمين والداعمات للثورة السورية

منذ سنوات ونحن نعمل معاً في إيطاليا لنصرة الشعب السوري الشجاع الذي يناضل منذ عام 2011 من أجل الحرية والعدالة الاجتماعية والديمقراطية.

نحن ندرك تماماً أن السوريين المدنيين عانوا ويعانون حتى اليوم من أبشع أنواع القمع الوحشي الذي يمارسه بحقهم نظام استولى على الحكم منذ أكثر من أربعين عاماً. لقد قدم هذا النظام تنازلات مخزية مع أغلب دول العالم من أجل البقاء في السلطة لأطول فترة ممكنة، واعتاد آل الأسد على حرمان المواطنين السوريين من أبسط حقوقهم.
مع وصول هذه العائلة الدكتاتورية إلى سدة الحكم أصبحت حياة الناس اليومية جحيماً من الإرهاب والرعب أما المجتمع الدولي فقد أثبت مجدداً ويوماً بعد يوم تواطؤه في قمع الشعب العربي والسكان المحليين.
لقد أصبحت أعداد القتلى والجرحى والمعتقلين والمفقودين تُعد بمئات الآلاف في حين اضطر نصف سكان سورية أي ما يقارب اثني عشر مليون شخص إلى ترك بيوتهم بسبب العنف والدمار.

لقد حول نظام الأسد شوارع المدن والقرى السورية إلى جحيم بعد أن امتلأت بآلاف المتظاهرين السلميين بزجه الجيش النظامي وقوات الأمن والوحدات الخاصة وعصابات الشبيحة والميليشيات الطائفية الأجنبية لإخماد الثورة المطالبة بالتجديد الديمقراطي الذي وصلت رياحه إلى سورية أيضاً.
لقد عوّل الشعب السوري طويلاً على مساعدة المجتمع الدولي وعلى تضامنه معه من أجل إنهاء حرب الإبادة هذه وامتنع، ولأطول فترة ممكنة، عن استخدام السلاح للدفاع عن نضاله، ودق ممثلو المعارضة أبواب الحكومات والمنظمات الدولية في كافة أصقاع الأرض بدون جدوى وكان الرد الوحيد الذي حصلوا عليه هو اللامبالاة والتجاهل والازدراء.

وبالإضافة إلى المجازر اليومية التي يرتكبها النظام دخلت حلبة الصراع جماعات سياسية ذات طابع ديني، كداعش وحزب الله وجبهة النصرة والميليشيات الطائفية، لا علاقة لها بثورة الشعب السوري ولا بمطالبه بالحرية والكرامة.
إن هذه الجماعات القائمة على أفكار وإيديولوجيات دينية لا علاقة لها بالواقع السوري أزاحت لجان التنسيق الثورية في الأراضي المحررة من سيطرة النظام وذلك بفضل الدعم المادي والعسكري الواسع الذي أغدق عليها والذي مكنها من تحقيق هذا الاغتصاب السياسي، فليس من الخطأ إذن وصفها بأنها، وبكل معنى الكلمة، جماعات من المرتزقة تقاتل لتعزيز نفوذ قوى إقليمية وجماعات متطرفة في المنطقة.

نحن كإيطاليين وسوريين مقيمين في إيطاليا ومواطنين من مختلف الجنسيات لن نسكت بعد اليوم على هذا التواطؤ العام والمستمر مع نظام الأسد وسنفضح علناً محاولات إخماد المطالب المشروعة للشعب السوري وندين وبشدة الصمت المتواطئ لوسائل الإعلام خاصة في إيطاليا تجاه أكبر مأساة إنسانية شهدها العالم خلال العقود الأخيرة.
لقد فضلت قوى يسارية إيطالية عديدة الوقوف إلى جانب الأسد وإيران وروسيا الداعمتين له، انطلاقاً من مواقفها الفكرية المسبقة واعتمادها على مرجعيتها الذاتية ولعجزها عن تحليل المتغيرات الاجتماعية الجارية في العالم العربي وفهمها وهذا ما قامت به أيضاً شريحة واسعة من السلطات الدينية في سورية في دعمها لنظام الأسد مما جرد خطابها من أي قيمة أخلاقية.

واليوم يضطر الكثير من السوريين إلى ركوب البحر هرباً من العنف المحتدم في سورية، فالعنف هو اللغة الوحيدة التي يعرفها النظام. لقد اختار الاتحاد الأوروبي ولسنوات طويلة سياسة بناء الحواجز والجدران لمواجهة طوفان اليائسين. واليوم، اعترفت لحسن الحظ سلطات عديدة بفشل فكرة “أوروبا الحصن” المخزية. رغم ذلك على الشعوب الأوروبية الراغبة في فتح الحدود أمام المهاجرين التصدي للسياسيات العنصرية المعادية للأجانب. وغالباً ما يغيب عن الأذهان أن السبب الأساسي لطوفان الهجرة المأسوية هذه الذي نشهده الآن هو القمع والحرب والفقر. فهل سيواجه هؤلاء الأشخاص حتفهم قبل أن يقرر الاتحاد الأوروبي الاعتراف بمسؤوليته التاريخية في المآسي التي تقع على مقربة منه؟

لم يعد هناك متسع من الوقت ولا بد من زيادة التضامن الفعلي.

نحن الموقعون على هذا النداء نناشد أصحاب الضمائر الحية الذين وقفوا في إيطاليا إلى جانب الشعب السوري بالمشاركة سويةً في اجتماع عام سينعقد في مدينة بولونيا خلال يومي 10 و11 من شهر أكتوبر، تشرين الأول المقبل للوصول إلى إعلان مشترك ولإطلاق حملة وطنية لكسر الحصار المفروض على الثورة السورية بشكل نهائي.
لندعم نضال الشعب السوري من أجل الحرية ونعلن ضرورة تقديم المساعدة الفورية لهذا الشعب المنكوب .

Napoli-Parma, 19 settembre 2015

firmatari e firmatarie iniziali

Johannes Waardenburg
Annalisa Roveroni
Sami Haddad
Souheir Katkhouda
Amedeo Ricucci
Samantha Falciatori
Shady Hamadi
Nawal Soufi
Alessio Cremonini
Laura Tangherlini
Feisal al-Mohamad
Asmae Dachan
Lorenzo Declich
Fabiana Stefanoni
Nabil al-Mouredin
Nibras Breigheche
Fouad Roueiha
Aya Homsi
Tytty Cherasien
Ahmad Sadiddin
Franca Angelillo
Michele Calenzo
Lina Koudsi
Yasser Tayeb
Raffaella Piazzi
Abdul Ghami Ahmad
Nadia Walifi
Germano Monti
Jlde Tambasco
Adriano Lotito
Ozlem Onder
Salvatore Tripi
Riccardo Bella
Muhommed Gazi Nasimi

Contatti per informazioni e adesioni:

Telefono: 349 4145086 – 320 9763222
Email: italiasiriafree@gmail.com
fb: io sostengo la rivoluzione Conferenza nazionale per la libertà in Siria

بيان في ذكرى المجزرة الكيماوية

عامان كاملان انقضيا على المجزرة الكيماوية التي أوقعت نحو 1500 شهيد في غوطة دمشق. ليس فقط دون أن تتحقق العدالة للضحايا، بل مع استمرار القتل اليومي من قبل مرتكب الجريمة الذي بدل أن يحاسب على جريمته، حصل على رخصة بقتل محكوميه بأدوات أخرى. وهذا إثر صفقة تمت بين الروس والأميركيين تقضي بأن يسلم النظام سلاحه الكيماوي، مقابل أن يحظى عمليا بالحصانة مهما ارتكب من جرائم أخرى. لم تكن مشكلة الأميركيين قتل الطغمة الأسدية للسوريين طوال نحو عامين ونصف حتى ذلك الوقت، بل خرقه محظوراتهم الخاصة. هذه الصفقة المشينة لا تقل سوءا عن الجريمة الكيماوية ذاتها، ولو كنا في عالم أقل انحطاطا لتسابقت كبريات الصحف والمنابر العالمية إلى وصف الصفقة بأنها جريمة شنعاء بحق السوريين وبحق الإنسانية. وهي جريمة أكبر بعد لأن النظام ما انفك يستخدم السلاح الكمياوي، على ما فعل قبل أيام في داريا، وما فعل مرات عديدة قبل ذلك في العديد من مناطق البلد، وهو ما لا يعقل أن لا تدري به القوى النافذة التي رتبت الصفقة.

هذا للقول إن كبار العالم فضلوا حماية القاتل العام في سورية ما دام لا يقتل إلا السوريين. هذه القوى الامبريالية شريكة للنظام الأسدي في هندسة المقتلة السورية وإدارة الأزمة على نحو لا يوقف المذبحة، ولا يلحق الأذى بمصالح تلك القوى، ويكفل مصالح الأقوياء الإقليميين القوي الإسرائيلي أولا، ثم الإيراني.

ولقد كان للمجزرة الأخلاقية والسياسية التي تلت المجز الكيماوية دور في الصعود الصاروخي لقاتل ثالث هو تشكيل داعش الفاشي الذي يحتل اليوم مساحات كبيرة من سورية والعراق. كانت داعش موجودة قبل مذبحة الغوطة، لكن التعامل العالمي مع الجريمة، أكثر من الجريمة ذاتها، هو شهادة ميلادها الحقيقية. تزدهر هذه الكائنات الإجرامية حيث تتوفر بيئة اجتماعية محلية مدمرة، وبيئة قانونية وسياسية وأخلاقية عالمية مدمرة، لا يمكن الثقة بها وطلب الحماية منها. وفي سورية توفر الشرطان معا منذ بداية الثورة، وخصوصا بعد صفقة العار التي لن تنسى.

وإنما بفضل ما حظي به القاتل العام من حصانة، وتفضيل منعمي العالم تسليط كل الأضواء على وحش داعش لا على الوحش الأسدي الذي يشبههم، أمكن للأخير أن يرتب مجرزة دوما في 16 آب الجاري، حيث قتل 112 شخصا، نحو 30 منهم أطفال، وجرح أكثر من 500، حين قصف طيرانه سوقا شعبيا.

ولم يكن ينقص السوريين الذي تكالب عليهم نظام طغموي مجرم لم يفكر يوما واحد بتسوية سياسية مع محكوميه، ونظام دولي لا يقل إجراما، وتكوينات فاشية معادية للمجتمعات وذات طاقة إجرامية عالية مثل داعش وجبهة النصرة، إلا أن يقف اليسار العالمي إلى جانب النظام القاتل أو يعادي كفاحهم بقدر ما يجهله. تجري معاقبة السوريين على إغلاق بلدهم عن العالم طوال عقود، وعلى أكاذيب جمعت يسار العالم ويمينه عن مناهضته للامبريالية وعن حداثته. ليس النظام الأسدي مناهضا للامبريالية، أي للسلطة الاستبدادية والامتيازية في العالم، بل هو مقاول صغير عندها منذ سنواته الأولى، على حساب الفلسطينيين واللبنانيين، والسوريين قبل الجميع. حداثته حداثة أشياء، وليست حداثة علاقات وحقوق وقيم، وأهم هذه الأشياء المظهر العصريلبشار وزوجته. ونحن لا نرى، كيسار تحرري، بأي شيء يختلف فاشيو ربطة العنق عن فاشيي اللحية؟ وهل أن القتل بالبراميل المتفجرة والسلاح الكيماوي وتحت التعذيب أقل سواء بأي شكل من القتل الداعشي بالسواطير والرمي من علٍ؟ أي عالم هذا الذي يستمد معاييره من إيديولوجيتين فارغتين على حد سواء للبرجوازيات الغربية؟

إننا إذا نعبر عن تضامننا وشراكتنا مع السوريين في كفاحهم الشاق والمعقد، وندعو إلى التضامن معهم واحترام كفاحهم، ندعو أيضا إلى رفع الحصار السياسي والأخلاقي والإعلامي عن هذا الكفاح، وندين بكل قوانا الثالوث الأسدي الامبريالي الداعشي، وشركائه والمتسترين عليه، اليساريين منهم واليمينيين.

اسطنبول 21/8/20115

International statement on the Second Anniversary of the Chemical Attack of the Ghouta

Two entire years have passed since the chemical attack that killed around 1500 people in the Ghouta region of Syria took place. Not only has justice not been served, but the perpetrator of this crime has continued his daily killings. Rather than holding him accountable for his crimes, a deal between Russians and Americans has practically granted him license to kill by other means: the Assad regime was to deliver his arsenal of chemical weapons in exchange for total immunity.

The Americans did not have any problem with the Assad clique murdering Syrians for more than two and half years up until then, but they objected to the breach of their own red lines. Such a despicable deal is on a par with the chemical crime. Had the world we are living in been less cynical, global newspapers and media outlets would have been competing in condemning this as a heinous crime too against the Syrians and the entire world. Now it has even become an even bigger crime after the regime has continued its use of chemical weapons, like in his recent attack on Daria, and in many other areas of the country before that. It is impossible to believe that the global most influential powers that have struck the deal don’t know about all these new crimes.

This is to say that the grandees of this world have decided to protect the public murderer in Syria as long as he only kill Syrians. These imperialist powers are partners of the Assad regime in engineering the Syrian bloodbath and in the management of the crisis in such a way that it doesn’t end the killing nor harm their strategic interests or those of their regional partners, Israel first and foremost, followed by Iran.

The moral and political fiasco that followed the chemical massacre had a direct role in the sudden rise of the fascist formation known as ISIL or Da’esh, which today occupies large swaths of Syria and Iraq. Da’esh existed before the Ghouta massacre, but the international reaction towards the latter, more than its occurrence, was the real catalyst for this group. Such nihilist entities thrive in devastated local communities, and equaly in a devastated political, legal, and ethical global setting, that cannot be trusted or sought for for protection. In Syria both conditions had been present since the outbreak of the revolution, but became self-evident after the despicable deal. 

Faced not only with a murderous regime that has never considered any political settlement with its citizens, an international order that is not less criminal, fascist formations with formidable criminal capabilities like Da’esh and the Nusra Front, the Syrians have also had to confront a global left that stands with the regime or simply opposes their struggle in the same degree to which it remaines ignorant of it. Syrians are being punished for having been isolated from the world for over four decades, and because of the lies about the regime’s anti-imperialist and modernist credentials.

The Syrian regime does not oppose imperialism, i.e. global authoritarianism, and is in fact a sub-contractor working for it since the mid 1970s at the expense of the Palestinians, the Lebanese, and the Syrians first and foremost. Its modernity is the modernity of material things not the modernity of relationships, rights, and values. The most important of all ’things” is the modern appearance of Bashar Al-Assad and his wife. But we as emancipatory leftists do not see any differences between suit-and-tie fascists and bearded fascists, or between killing with barrel bombs, chemical weapons, and through prison torture, on the one hand, and Da’esh‘s murders with knifes or defenestration, on the other. What world is this that derives its standards from two empty ideologies which solely Western bourgeoisie is keen on?

It is thanks to the immunity that has been granted to the public Killer, and the global bourgeoisie‘s choice just to highlight Da’eshe’s dramatic crimes while ignoring those of Assad – far larger in scale though less spectacular – that the Assad regime could go ahead and kill 112 civilians in Douma recently, in the same region where the chemical Massacre had been perpetrated on August 16th 2013. More than 500 people have also been injured when the thuggish regime‘s jet fighters attacked the popular vegetable street market there.

While we express our solidarity with the Syrians in their long and arduous struggle, and call for World solidarity with them and respect for their endeavor, we also call for the lifting of the political, legal, and media siege this struggle is suffering of. We denounce the tripartite criminal partners in the killing of the Syrian people: Imperialism, Assad, and Da’esh, plus all their junior partners as well as their supporters, and the numerous false news reporters, whether of the left or the right. 

Istanbul 21-8-2005

Rompiamo l’assedio posto alla rivoluzione Siriana!

Al fianco del popolo siriano: contro Bashar, Daesh e gli interventi imperialisti!

Dichiarazione di Istanbul – 12 Luglio 2015

Nel Marzo del 2011, in piena ondata rivoluzionaria che investiva tutta la regione, i lavoratori, giovani e contadini siriani sono scesi in massa per strada per protestare contro il regime di Bashar al-Asad. Tali manifestazioni pacifiche sono state confrontate da una repressione senza freni: uso di munizioni vere, arresti, torture, uccisioni, lancio di barili esplosivi e di armi chimiche contro interi quartieri. A quattro anni dall’inizio della rivoluzione, il popolo ha già pagato un prezzo altissimo per la sua lotta per la libertà: più di 300 mila persone sono state uccise, di cui il 95% dei civili per mano delle forze governative di Asad. Il numero preciso delle persone ferite, arrestate e disperse è ancora ignoto ma si tratterebbe di almeno un milione in totale. Si stima, inoltre, che i detenuti siano più di 200 mila, la maggior parte dei quali dal destino ancora incerto. Migliaia di città e paesi sono stati rasi al suolo e più di 11 milioni di persone sono state costrette ad abbandonare le loro abitazioni, di cui più di quattro milioni hanno cercato asilo oltre frontiera.

Tali cifre sconcertanti dimostrano quanta sofferenza questo regime sanguinario stia infliggendo al proprio popolo, servendosi a tale scopo di tutto l’arsenale di cui dispone. L’unico proposito di Asad è quello di rimanere al potere. Non dimentichiamo che è stato questo stesso regime ad imporre politiche neoliberiste, intensificate in modo particolare durante il governo di Bashar, ai lavoratori, ai giovani e ai contadini. Il fatto che la resistenza contro questa macchina distruttiva, basata sul privilegio di classe e sull’odio settario, stia continuando dimostra, in modo particolare, quanto il popolo siriano sia determinato nella sua lotta; ciò risulta evidente dall’attivismo dei comitati e dei consigli locali, dalle manifestazioni nelle zone liberate e dall’attività costante sui social media. Riconosciamo, a tal proposito, il ruolo cruciale che le donne siriane ricoprono nella resistenza; loro si sono impegnate attivamente nella rivoluzione sin dal primo giorno ed avranno un ruolo chiave nella vita politica della Siria libera e democratica.

Purtroppo, la rivoluzione non ha dovuto affrontare solo le atrocità messe in atto dal regime, ma anche dalle forze reazionarie come Daesh. Quest’ultima è nata come una forza aliena in Siria, con l’obiettivo di distruggere la rivoluzione attraverso i suoi atti criminali ed il suo progetto di instaurare un sedicente Stato islamico. Daesh ha beneficiato dei fondi e delle armi provenienti dall’Arabia Saudita e dal Qatar, con la complicità della Turchia che ha permesso il loro transito nonché il passaggio dei combattenti integralisti. Daesh si è scontrato raramente con il regime, dato che Bashar ha manipolato i fondamentalisti affinché si scagliassero contro la rivoluzione: Asad ha liberato i jihadisiti dalle sue prigioni, riempiendo queste ultime di lavoratori, donne, blogger, giornalisti, rappresentanti della sinistra e attivisti dei diritti umani. In ultimo, lo sviluppo di Daesh è anche il catastrofico risultato dell’operato statunitense nella regione.

Attualmente, la rivoluzione Siriana sta attraversando una fase critica.

Da un punto di vista militare, però, il regime sta battendo in ritirata e controlla solo un terzo del territorio. La sua esistenza dipende, inoltre, dal sostegno logistico dell’Iran, il quale è gradualmente diventato una sorta di forza occupante, con una notevole presenza di generali Iraniani tra le forze armate siriane. Di conseguenza, il conflitto interno all’élite governativa si sta inasprendo.

In qualità di attivisti, intellettuali e organizzazioni internazionaliste di Sinistra, provenienti da Siria, Paesi Arabi, Turchia, Europa, America Latina e Nord America, sosteniamo la lotta sociale e le rivoluzioni di popolo. Dichiariamo, in definitiva, che:

1. Sosteniamo la battaglia eroica del popolo siriano il quale, purtroppo, resta isolato nella sua lotta contro la macchina assassina del regime. Denunciamo il silenzio e la complicità esplicita di gran parte della sinistra internazionale, che sostiene il regime ed è responsabile dell’isolamento in cui verte la popolazione siriana. Tutto ciò contribuisce ad aggravare la condizione di coloro che combattono per la libertà e la giustizia sociale in Siria: è un tradimento che la Storia non dimenticherà!

Riconosciamo, invece, le lezioni impartite dalla lotta e la resistenza popolare: nonostante tutte le difficoltà, le masse popolari siriane continuano a reclamare dignità, lavoro, pane e libertà! Il popolo curdo ha preso parte alla rivoluzione siriana sin dall’inizio, perché i suoi diritti sono stati calpestati allo stesso modo di quelli di tutti i Siriani. Senza dubbio, la vittoria della Rivoluzione Siriana permetterà loro di conquistare i loro diritti legittimi.

2. Condanniamo l’intervento delle potenze, che siano regionali o internazionali, ostili alla Rivoluzione Siriana. Esse sono consapevoli del fatto che il trionfo della Rivoluzione in Siria darebbe nuovo ossigeno alle popolazioni in Medio Oriente, Maghreb e altrove.

L’Iran (assieme ad Hezbollah) e la Russia hanno continuato ad offrire un supporto militare al regime, fondamentale per la sopravvivenza di quest’ultimo. La Turchia ed i Paesi del Golfo (in modo particolare l’Arabia Saudita ed il Qatar) hanno sostenuto le forze fondamentaliste, allo scopo di trasformare il conflitto in una guerra civile settaria affinché potessero controllare il futuro del Paese dopo la caduta del regime. I bombardamenti imperialisti, da parte degli Stati Uniti e dei paesi europei, in Siria e Iraq hanno rafforzato il campo reazionario del regime e dei jihadisti. In parallelo, le stesse potenze imperialiste stanno cercando di dare una nuova credibilità internazionale al regime “di fronte alla minaccia jihadista”. Questo favorirebbe gli interessi di Israele, con cui il regime intrattiene stretti legami, perché assicurerebbe “la stabilità nella regione”, oltre che la sicurezza dei suoi confini settentrionali nel Golan. A tale proposito, la complicità delle forze del regime con Daesh, nel contrastare la resistenza dei palestinesi di Yarmouk, è stato solo l’ultimo esempio della oggettiva cooperazione tra il regime di Damasco e lo Stato Sionista.

3. Condanniamo Daesh e le altre forze integraliste come Jaysh al-Islam o al-Nusra, che stanno tentando di distruggere, con il loro progetto reazionario e oppressivo, il sogno di libertà della popolazione. Eseguono arresti, sequestri, torture e uccisioni di semplici attivisti, ma anche dei leader del movimento rivoluzionario.

4. Vogliamo sottolineare che nessuna “soluzione politica” che includa il regime può esaudire le richieste delle masse popolari, che si sono mobilizzate per la costituzione di una Siria libera e democratica, basata sulla giustizia sociale. Inoltre, affermiamo con fermezza che spetta esclusivamente a queste stesse masse popolari decidere il futuro della loro lotta.

5. Denunciamo le politiche della “fortezza Europa”, che stanno condannando a morte i rifugiati, inclusi i Siriani in fuga dai massacri. Questi esseri umani non hanno altra alternativa che quella di rischiare la propria vita nel Mediterraneo, che è stato trasformato nella più vasta fosse comune mai esistita. Il bivio che i “dannati del mare” si trovano di fronte è di annegare o divenire i nuovi schiavi del XXI secolo, in un continente europeo in crisi.

6. Siamo consapevoli del fatto che la battaglia in Siria sia l’espressione di una richiesta molto più ampia di libertà e giustizia sociale, a livello regionale e internazionale. Fa parte di un’onda rivoluzionaria internazionale scaturita dalla profonda crisi del capitalismo, iniziata nel 2008 e che ha portato gli imperialisti e le classi borghesi a sferrare nuovi violentissimi attacchi contro i lavoratori, i giovani e le fasce povere della popolazione. La lotta contro le conseguenze della crisi del capitalismo, dunque, non è scindibile dalla battaglia contro le dittature nella regione Medio-Orientale. Il futuro della rivoluzione Siriana è legato in modo organico alle lotte popolari in Iraq, Bahrain, Egitto, Tunisia, Libia, Yemen e negli altri Paesi in cui i giovani, gli operai e i contadini sono in rivolta contro l’oppressione e la miseria.

La Rivoluzione Siriana è legata fortemente anche alla lotta che il popolo Palestinese sta combattendo dal 1948 contro l’occupazione; e al di là della regione fa eco, in America Latina e in Europa, ai movimenti di opposizione al neoliberalismo, come ad esempio quello del “No” deciso dei lavoratori e dei giovani in Grecia contro l’austerità e la dittatura del debito.

7. Sosteniamo, infine, i comitati locali, i consigli rivoluzionari e i gruppi umanitari che operano sul campo, e le brigate indipendenti dell’Esercito Siriano Libero che combattono contro il regime e i gruppi fondamentalisti. Appoggiamo, inoltre, la sinistra autentica in Siria perché si rafforzi e possa proteggere e alimentare la rivoluzione, in modo che gli obiettivi originari possano essere raggiunti.

Nell’eventualità di una sconfitta della Rivoluzione Siriana, ciò rappresenterebbe un terribile precedente per tutte le battaglie che si stanno portando avanti nel mondo e comporterebbe un riflusso notevole dell’onda rivoluzionaria internazionale. Invece, la vittoria della Rivoluzione Siriana permette di aprire una nuova prospettiva nella regione e nel mondo intero, e servirà a rafforzare la lotta dei lavoratori e delle masse popolari.

Di conseguenza, nell’immediato futuro tutti noi ci impegniamo a:

I. Confermare il nostro sostegno e organizzare le nostre attività per contribuire a chiarire la realtà della rivoluzione, rafforzare la sua efficacia e fare tutto il possibile affinché trionfi.

II. Diffondere la seguente dichiarazione con tutti i mezzi necessari.

III. Sviluppare una campagna sotto lo slogan “Rompiamo l’assedio posto alla Rivoluzione Siriana!”

– Commemorare il secondo anniversario del massacro della Ghouta, perpetuato il 21 agosto 2013, organizzando delle manifestazioni pubbliche nei Paesi in cui siamo attivi.

– Programmare una settimana di solidarietà internazionale con la Rivoluzione Siriana, dal 5 all’11 ottobre prossimo.

– Creare una pagina Facebook/sito web tramite cui pubblicare, condividere e pubblicizzare materiale e informazioni.

IV. Eleggere un Comitato di Coordinazione che favorirà l’effettivo svolgimento di questa campagna e l’organizzazione delle iniziative future.

I Firmatari:

Salameh Kaileh

Giornalista siro-palestinese e scrittore arabo marxista

Yasser Munif

Attivista siriano, co-fondatore della Campagna Mondiale di Solidarietà con la Rivoluzione Siriana

Mansur Attasi

Partito democratico di Sinistra – Siria

*Si astiene dal riferimento al ruolo della Turchia e dei Paesi del Golfo

Yassin al-Hajj Saleh

Scrittore siriano

Adeed Nassar

Movimento di sinistra – Libano

Johannes Waardenburg

Gruppi di Solidarietà Attiva con i Siriani – Italia

Miguel Sorans

Segretariato Internazionale dell’Unità mondiale dei Lavoratori – Quarta Internazionale (UIT-CI)

Gorkem Duru

Partito della Democrazia Operaia – Turchia

Cristina Mas

Lotta Internazionalista – Stato spagnolo

Raoul Guzman

Gruppo Socialista Internazionalista – Francia

Kosaro

Comitato per la Democrazia Operaia – Germania

Gabriel Huland

Lega Internazionale dei Lavoratori – Quarta Internazionale (LIT-CI)

Shady Ammane

Collettivo Gelsomino – Svizzera

Fathi Salaoui

Lega operaia di Sinistra – Tunisia

Fayez Elemare,

Federazione indipendente dei comitati operei – Palestina/Gaza