Solidarietà Internazionalista

C’è un popolo in Europa che ha sempre una marcia in più. Magari perché ha dovuto vedersela storicamente con uno Stato coerente e espansivo (imperiale).

E’ il popolo francese.

Martedì 3 aprile inizia uno sciopero ad oltranza nel servizio pubblico ferroviere francese (SNCF) contro le politiche reazionarie e ultra liberiste della Presidenza Macron.

In contemporanea sono in atto movimenti di lotta radicati nel traffico aereo (AirFrance), nell’industria, nel servizio ospedaliero, negli apparti dello Stato (finanze pubbliche) e per la regolarizzazione dei migranti.

Poi c’è l’Università: una protesta diffusa in numerosi atenei portata avanti da giovanissimi attivisti che non hanno paura, nemmeno quando vengono aggrediti dal proprio corpo docente (fascista) in passa montagna!

Se la Rivoluzione siriana ci ha insegnato qualcosa: è che non si molla. Non abbiamo il lusso di questa scelta di comodo.

Il sacrificio è stato troppo immenso perché si torni indietro. Tutte le città sono distrutte, anche quelle “ufficialmente” ancora in piedi. Sono distrutte perché la comunità sociale è scomparsa. L’anima della città è morta. La gente è stata massacrata.

Invitiamo pertanto, da attivisti coerenti, tutti voi ad allargare la solidarietà a questo secondo popolo coraggioso che dalla settimana prossima si appresta a portare avanti una lotta molto dura contro i vertici dell’Unione Europea, che vogliono le popolazioni assoggettate al mercato e alla finanza.

La gente comune – che siamo noi – invece crede nella solidarietà e nella costruzione lenta, con i propri umili mezzi, di una società nuova basata sulla collaborazione, l’inclusione e il rispetto delle differenze nell’unità degli intenti. Una società dell’emancipazione per tutti noi.

A Napoli è stato piantato il seme della Rivoluzione, fiorirà e vorremmo che tutti voi ne foste partecipi.

Studenti Unior pro Rivoluzione siriana, 31 marzo 2018

https://www.youtube.com/watch?v=F7eJJOIRbSI

Tornare sempre alla Rivoluzione. Ovvero: la denuncia di pratiche vecchie come il cucco.

“Attenti a quei due!..”

Come membri del movimento di supporto alla rivoluzione siriana e ai contenuti laicisti ed emancipatori – quali quelli preannunciati nel 2011 – abbiamo amaramente constatato che il clima elettorale ha reso ancora più evidenti alcune contraddizioni interne al movimento in Italia, oggi incarnate da chi persegue giochi partitici piuttosto che concorrere ad un percorso teorico e di lotta del movimento stesso; inoltre, riteniamo opportuno evidenziare che ultimamente la lotta si è appiattita prevalentemente sul lavoro d’informazione, con il rischio della creazione di gerarchie che sembrano già stabilite: da una parte una sorta di manovalanza più o meno consapevole, che si occupa di articoli, traduzioni e simili tramite un mezzo mediatico; dall’altra elementi “dirigenziali” che si fanno interlocutori primari. Tutto ciò è evidentemente lesivo ad una crescita e ad una riflessione più allargata e condivisa, nonché a responsabilità e autonomia di chi lavora su territori diversi.

Questo preambolo nasce dall’esigenza di spiegare i motivi che, come membri del Comitato Permanente per la rivoluzione siriana, ci hanno spinti a distinguere il nostro percorso di solidarietà e di lotta da quello di soggetti “storici”, prendendone le distanze: episodi di verticismo e di accentramento arbitrario della lotta, ultimamente appiattiti su contenuti elettoralistici e di convenienza ideologica (quando non personalistica) hanno reso impossibile la collaborazione con gli stessi.

In questi anni, alla denuncia di episodi che hanno fatto emergere contraddizioni ormai insanabili, è stato risposto con arroganza e superbia a chi, come noi, faceva presenti alcuni errori in merito alla crescita lineare ed orizzontale del movimento di solidarietà.

Si è arrivati perfino alla demonizzazione di compagne e compagni da anni impegnati con coerenza al fianco del popolo siriano e dei popoli arabi.

Ad esempio di quanto affermiamo esponiamo alcuni episodi occorsi nel cammino fatto insieme a queste persone negli ultimi tre anni.

1) Crediamo che sia stato un errore quello di mettere nelle mani della politica, e per di più una politica dichiaratamente pro-Asad, tutto quanto emerso in termini di solidarietà ai siriani dopo la conferenza di Bologna dell’ 11-12 ottobre 2015, e per di più senza confrontarsi con le compagne e i compagni o chiedere una discussione in merito all’utilità di quella iniziativa. In quell’occasione Germano Monti e Fouad Rouheia presero individualmente la decisione di interpellare un noto esponente dell’M5S circa la situazione siriana, in quello che noi ravvisiamo fu un tentativo autoreferenziale di portare avanti istanze personalistiche in ambito politico-istituzionale. Infatti, in quel periodo, più che interrogare la politica asadista sarebbe stato utile rafforzarne la critica attraverso lo strumento collettivo del Comitato Permanente per la rivoluzione siriana (nato qualche settimana prima) e del cui coordinamento faceva parte lo stesso Fouad Rouheia. La ricaduta immediata di tale iniziativa fu lo scioglimento definitivo del coordinamento.

2) Ad inizio di febbraio 2016, sulla scia della Conferenza di Milano (16-17 gennaio), che intendeva ribadire un percorso rivoluzionario e un metodo orizzontale, promuovemmo una Manifestazione nazionale a Roma in ricorrenza dell’anniversario della rivoluzione siriana. Ritenemmo opportuno rilanciare questo segnale proprio in risposta ad un appiattimento contenutistico conseguente allo scioglimento del coordinamento che agevolò la pratica di accentramento messo in atto da Germano Monti e Fouad Rouheia – proprio in un momento in cui l’intervento russo in Siria rafforzava posizioni negazioniste della rivoluzione. Quando proponemmo la manifestazione agli stessi soggetti di cui sopra, nel tentativo di ricompattare e ricomporre gli attivisti italiani, non solo ottenemmo un ambiguo diniego, ma ritrovammo poi Germano Monti alla manifestazione, accompagnato dal gruppo “La Comune/ex-socialismo rivoluzionario” con il quale aveva fino ad allora collaborato nella sola Roma. Ed in quella occasione, esponenti di quel gruppo intervennero affermando che la rivoluzione era stata sconfitta, senza alcun rispetto degli stessi siriani che sostenevano il contrario.

Quindi, non solo questi due esponenti di Roma scelsero come interlocutori privilegiati “La Comune” (già cacciati per le loro posizioni dalla Conferenza di Bologna), pervenendo anche a nostra messa in guardia circa la loro pratica politica (che risponde all’agenda del gruppo dirigente), ma imposero subdolamente questi soggetti all’interno delle nostre iniziative.

3) La preannunciata mostra Caesar sui crimini del regime di Asad, invece di costituire uno strumento unificatore della solidarietà al popolo siriano, occasione di dibattito e mezzo di formazione militante di persone che costruissero nelle loro realtà territoriali a fini informativi, fu una ulteriore occasione di autoprotagonismo ed accentramento decisionale.

Germano Monti, Fouad Rouheia e Riccardo Bella gestirono l’organizzazione della mostra, per la cui promozione si avvalsero della collaborazione di Amedeo Ricucci. La mostra avrebbe fatto tappa almeno a Roma, Napoli e poi Milano. Anche in questo caso leggemmo come ulteriore prevaricazione il fatto che gli attivisti e militanti di Napoli furono messi al corrente dell’arrivo della mostra in città soltanto a cose fatte. Eppure proprio a Napoli si era creato terreno fertile per la crescita del movimento di solidarietà, in seguito all’aggressione (anche fisica) subita dai pro-Asad in piazza.

Come se ciò non bastasse, nell’estate 2016, ci ritrovammo a dover contestare la scellerata decisione d’inserire nel video di promozione della mostra una intervista ad Erri De Luca, le cui posizioni sul sionismo sono note. Questo, a nostro avviso, andava ad alimentare la falsa teoria pro-Asad secondo la quale tutta la rivolta in Siria era frutto di una cospirazione imperialista-israeliana.

Tralasciando la convenienza per Israele di mantenere al potere il regime degli al-Asad, trovammo bizzarro che la militanza pro-Palestina di Germano Monti, Fouad Rouheia e Riccardo Bella avesse potuto piegarsi ad esigenze mediatiche di visibilità, più utili per un giornalista che per degli attivisti.

4) In seguito all’attacco chimico del regime sulla località di Khan Shaykhun del 4 aprile 2017, il Comitato Permanente si fece promotore di una petizione da consegnare alla Farnesina per esigere finalmente una presa di responsabilità da parte delle istituzioni italiane. Contestualmente a questo, da Roma venne l’invito ad una manifestazione nazionale, il cui rinvio di mese in mese fino ad ottobre fu motivato dal timore di una scarsa aggregazione. Ancora una volta ci si è appiattiti sulla visibilità piuttosto che su quella manifestazione come mezzo di crescita orizzontale – ostinandosi a dialogare con realtà politiche per fare numero piuttosto che farsi mezzo di coinvolgimento della società civile circa quello che accade in Siria.

La stessa grande manifestazione del marzo 2014 dimostrò che non basta il dato numerico per informare e coinvolgere sulla Siria: le proporzioni della stessa mobilitazione non portarono automaticamente ad una conseguente crescita del movimento di solidarietà, anzi forse chiamarono noi ad un maggiore e più coerente impegno.

5) PaP e Sinistra Anticapitalista.

Quanto detto fin qui trova la sua definitiva e palese conferma sulle ultime posizioni assunte da Germano Monti e Fouad Rouheia in merito alla formazione politica “Potere al Popolo”: la pubblica dichiarazione di adesione al programma elettorale di questa lista ha gettato un velo di ambiguità sulla solidarietà tutta alla rivoluzione siriana.

Chi vive a Napoli sa da chi e da cosa è nato “Potere al Popolo”, e chi ne sono i componenti primari. Gruppi politici come Rete dei comunisti, Carc, Rifondazione comunista, il collettivo studentesco CAU, confluiti nel progetto ex-OPG e cavalcando le istanze dell’amministrazione cittadina, hanno costruito un apparato abbastanza forte e tale da proporsi come “novità” nel panorama politico ed elettorale. Chi oggi chiama al voto di questo soggetto politico sa fin troppo bene che si tratta di settori pro-Asad che per sette anni hanno taciuto sul massacro in corso in Siria, quando non partecipato direttamente alla disinformazione e alla negazione di quella rivoluzione, e al boicottaggio di ogni confronto e tentativo di dialogo.

Ora, riteniamo che un conto sia manifestare la volontà d’intercettare in “PaP” quei soggetti sensibili alla rivoluzione siriana, nel tentativo di coinvolgerli nella nostra battaglia di solidarietà; altra cosa è addebitare alla sigla stessa connotazioni anti-Asad, trascendendo la realtà oggettiva delle componenti fondanti di “Potere al Popolo”, e addirittura invitare subdolamente al voto. Di fronte alla palese contraddizione di queste posizioni ci siamo interrogati sul perché si perseguisse (ancora una volta unilateralmente) questa strada, interpellando numerose volte i “protagonisti”, senza mai riuscire ad ottenere una risposta convincente; ma anzi, assistendo ad un arroccamento su quelle posizioni e ad un progressivo accentramento di forze e di “reclutamento” di persone, il tutto teso ad escludere dal dibattito le voci dissidenti con vere e proprie operazioni di isolamento e demonizzazione. Pratiche di stalinista memoria, che credevamo condannate una volta per sempre, e che ci hanno ulteriormente allertati e spinti a denunciare il loro agire.

Dopo l’intervista di NenaNews del 14 febbraio 2018 sul medioriente a Chiara Capretti, esponente napoletana del PaP, in cui la stessa esprimeva considerazioni inaccettabili sulla Siria (e non solo), il nucleo di Napoli sentì urgente l’invito ad un confronto pubblico pre-elettorale, che facesse piazza pulita della solita disinformazione ad opera dei pro-Asad. Nell’organizzarci per questo confronto, ci siamo visti riproporre il consueto verticismo, con Monti e Rouheia che da Roma dettavano “istruzioni” sul come, cosa, quando e con chi fare quell’incontro. Tutto ciò non in un clima di collaborazione e sostegno reciproco, ma con metodi e toni dirigenziali, con l’aggravante di più o meno chiara indicazione di voto: chi sa di essere letto e seguito da un gran numero di persone in merito alla Siria, dovrebbe astenersi dall’attribuire a sigle come “PaP” fantasiose potenzialità di comprensione dei processi arabi, soprattutto considerata la chiarezza delle posizioni di “PaP” in merito alla rivoluzione siriana.

Tutto quello che è venuto dopo è stato un susseguirsi di pratiche di isolamento e demonizzazione di coloro che porgevano argomentazioni contenutistiche, definite “paranoie” da chi oggi fa parte di una enclave chiusa che obbedisce acriticamente a quello che è diventato un vero e proprio vertice.
E a chi vaneggia di una nostra presunta rinuncia al chiarimento, rispondiamo che il nostro riferimento non è e non sarà mai un enclave addomesticata a manovre politiche e verticistiche, ma gli attivisti, la società civile e quei soggetti politici/informativi/umanitari che non intendono piegarsi alle logiche fin qui denunciate.

La rivoluzione siriana come processo di autodeterminazione tuttora in atto, nato sulla scia delle primavere arabe, ha scardinato schemi politicisti che comprimevano la comprensione del potenziale delle lotte dal basso, in quelle regioni dove il dominio globale si esprime in modo più forte. La repressione di quelle lotte da parte dei regimi e degli Stati dimostra che la sola lettura “anti-imperialista” e geopolitica (nel senso convenzionalmente dato ai termini) non può bastare a spiegare e a fare emergere gli interessi che gli stessi oppressori condividono con l’Occidente. Perciò riteniamo che cadere nella trappola elettorale (cosa che sta accadendo proprio negli ultimi giorni) significa rischiare di consegnare definitivamente il dibattito nelle mani dei detrattori delle lotte arabe e delle popolazioni in generale, e di tornare indietro di sette anni.

Pensiamo che il patrimonio teorico e di lotta che fino ad ora abbiamo elaborato vada salvaguardato, rilanciato e sviluppato, e che il metodo di questo percorso debba necessariamente essere coerente con il fine.

Siamo pronti a ripartire da questo, rimboccandoci le maniche, e accogliendo tra noi chiunque sia mosso dalla stessa sensibilità umana e politica. Noi non aspetteremo il “dopo 4 marzo” per denunciare chi da sette anni sta massacrando una intera popolazione; ma soprattutto non rispetteremo l’agenda di chi da sette anni si è reso complice del massacro.

Johannes Waardenburg

Fiorella Sarti

imagine iniziale del post Tornare sempre alla Rivoluzione

Un Addio

Vi scrivo da olandese, cosa che non faccio spesso. Sono tornato in Medio-Oriente a metà-gennaio, però dopo pochi giorni ho capito che si stava giocando una partita grossa in Italia. Non l’avevo anticipato. Una “finale di Champions” per capirci.

Non sono una persona che pensa alle elezioni. Credo nel lavoro quotidiano che portiamo avanti e alla propria coerenza. Là fuori ci sono i datori di lavoro e ci sono le istituzioni, però quello che ci portiamo dentro è un patrimonio unico, il motore della nostra esistenza.

Esistono tuttavia momenti in cui il contesto nel quale vivi viene scosso da un “terremoto”: senza volerlo sei proiettato nel diventare o meno protagonista del tuo contesto. C’è il risveglio all’impegno politico insomma: quello generale – non quello partitico. Chiamalo “impegno civile”. Una cosa simile può avvenire anche sul posto di lavoro, quando il sito di produzione decidono di chiuderlo. C’è la necessità di un riscatto. Una possibilità.

Sei davanti ad una scelta: diventare protagonista – umile – del divenire comune, oppure rassegnarti a subire le scosse di assestamento.

Sono una persona che reagisce in generale, anche se qualche volta invidio la gente che si rassegna..

Ora da cittadino straniero ho creduto nel riscatto in Italia, a continuo a crederci. Guardo alla storia geniale di questo vostro vasto territorio: questo mi permette di sorridere a chi invece è pessimista e cinico, dare lui una pacca sulla spalla.

Si è ripetutamente detto che in Italia siamo in pochi a sostenere la causa della Rivoluzione siriana.

Si è detto più volte che sarebbe importante costruire una rete nazionale efficace che potesse contrastare le ignominie della propaganda pro-Asad.

Abbiamo sottolineato il desiderio di costruire maggiori sinergie tra di noi.

Quale migliore opportunità che una elezione politica nazionale in cui esponenti pro-Asad di vecchia data stano manipolando una nuova generazione di militanti impegnati sul territorio, per fare esplodere le contraddizioni avversarie e per allargare la nostra platea di ascolto?

Forse perché ho studiato ingegneria, ho fatto uno più uno.

Ma lo poteva fare qualunque, non era una equazione difficile.

Questo ben prima della campagna di bombardamenti intensi attuali sulle popolazioni civili della Ghouta, di Afrin e nella provincia di Idlib.

Ho messo in conto che gli amici storici della causa siriana erano esausti. Non abbiamo perciò voluto costringere nessuno di loro a partecipare. Che la nostra iniziativa fosse una mossa utile a tutti invece ci sembrava acquisita.

Però è andato diversamente, molto diversamente.

Abbiamo rotto le uova nel paniere a qualcuno, senza pregiudizialmente volerlo. Siamo stati trascinati in confronti che sono sembrati vecchi litigi tra imbecilli.

Si è perso totalmente di vista la questione di fondo. Ingenuamente abbiamo accettato a monte che non partecipaste – per impegni vostri – però la nostra umiltà si è poi storta contro di noi.

Infatti, dal momento che siamo stati accusati ingiustamente di progredire querelle tra persone, ci avete mollate. Non avete riconosciuto il valore del lavoro di principio che stavamo portando avanti.

E’ nato una grande solitudine, un rammarico, una tristezza.

Una rabbia quasi.

Ha senso informare sulla Siria e non rispettare chi cerca di impedire che esponenti “di sinistra” vengano eletti al Parlamento nella 18esima legislatura? E’ vero ciò comportava un confronto con chi nel movimento di solidarietà ha scelto invece di accompagnare le elezioni di impresentabili nelle istituzioni.

Non eravate preparati a questo confronto forse, magari non l’avete capito. Qualcuno non ha voluto capire perché ormai pensa a iniziative personali future.

A noi ci hanno bombardato di fango intanto. Un po’ di Siria a casa nostra.

Perciò non ce la faccio. Non riesco a fare finta con chi è rimasto a guardare. Quasi complice della mattanza.

Ve l’ho scritto da Olandese. Come persona che non avrà mai niente da guadagnare da l’Italia come funziona oggi, semplicemente perché porta un cognome straniero.

Lettera ad un compagno stanco di Milano, oltre l’insignificanza di Sinistra Anticapitalista:

Caro, spero che stai meglio.

Sai, ci ho ripensato a quello che mi hai scritto ieri sera.. Devo essere sincero: non condivido il pessimismo che puoi esprimere tu o qualunque altro compagno che stimo. Per due motivi: non sta vincendo il regime del boia in sé, ma stanno vincendo le potenze sue alleate: Russia, Iran, Turchia che hanno mandato truppe per ritagliarsi pezzi della Siria a proprio vantaggio. Certamente, sotto-sotto il regime continua a massacrare, è ovvio. Però dovesse venire meno il sostegno estero, Bashar si scioglie come ghiaccio al sole.

Chiaramente di tutto ciò sarebbe necessario dibattere e dovremmo approfondire, però qualunque spazio collettivo di confronto tra di noi è stato monopolizzato dai romani gli ultimi due anni per focalizzare il paese sulle iniziative dettate da loro.

Le invasioni già avvenute della Siria porteranno una doppia contraddizione: interna alla Siria – come verrà tollerata questa occupazione a medio-termine? Porterà tensioni, lo sai quanto lo so io. Poi, in quanto Stati proto-imperialisti, questi tre attori si portano le contraddizioni dentro casa: è già evidente nel caso iraniano; però anche Putin teme come la morte un ripetersi dello scenario sovietico dell’Afghanistan.

Aggiungo, non ho il lusso di mollare, perché fin quando un siriano che combatte davvero per la Libertà resta in piede, noi occidentali opulenti dovremmo essere almeno in due, cioè il doppio!

Però non ti voglio fare una testa di chiacchiere, sei più grande di me, hai più esperienza e conosci meglio le dinamiche italiane. Dunque la mia stima e il mio rispetto rimangono immutati. Ti chiedo solo una cosa, e lo faccio con umiltà: non ci cascare più nelle manovre mediatiche dei “grandi di Roma”, che essi siano giornalisti o attivisti conosciuti!

Quelle iniziative promosse a fini propri, quasi elettoralistiche, non hanno giovato alla costruzione capillare di una consapevolezza rivoluzionaria in Italia, solidale con i siriani.

Servono dei circoli, non dei capi cantiere!

E’ so quanto i circoli siano difficili da costruire e consolidare: StUpRS sono sette anni che combattiamo con gli imbecilli! Oppure con chi si gode lo statuto dello studente benestante.

Comunque, e chiudo: rispetterò la tua scelta qualunque essa sia. Però non mi troverai a difendere altre iniziative nazionali che non siano partite dai territori e che confluiscano da lì. Non dettati da “grandi” di Roma cioè.

Sono un cittadino straniero questo sì, ma per questo sono anche immune a certi canti delle sirene.

ti stimo e ti voglio bene, un grande abbraccio,

Paulo

Eccoci arrivati all’essenza della questione « Siria » : Prospettive per il 2018

Il collettivo dell’Orientale di Napoli si è distinto in questi anni sullo scenario italiano per più motivi. Qualcuno ci ha addirittura definiti la « pecora nera » delle realtà che agiscono a sostegno della popolazione siriana.

Non ci siamo mai allontanati dal messaggio originale che i siriani hanno mandato alla comunità globale nella primavera del 2011 – quando era ormai chiaro che il regime non avrebbe fatto nessuna mossa seria per avviare delle riforme. Abbiamo ripreso a nostro conto i valori di Libertà, diritti, Giustizia sociale e lavoro che i siriani reclamavano ad ogni raduno in piazza. Considerato la loro condizione di vita reale, esse rappresentavano delle istanze rivoluzionarie.

Sono valori universali, sanciti dai tratti internazionali di cui l’ONU è depositaria.

Da subito ci siamo posti il problema di come agire concretamente per fare sentire alla popolazione civile siriana che essa non era sola davanti alla mattanza, che già si stava consumando. Siamo stati ostacolati però dai pro-Asad nel nostro ateneo e in città. Questa battaglia ideologica si è spostata nelle aule e nelle piazze, come riconquista di un necessario spazio di libertà cittadino.

Quando è diventato chiaro che le istituzioni internazionali non sarebbero intervenuti per salvare i civili siriani dal genocidio, e che lo Stato d’Israele era l’attore principale che dietro le quinte pillottava il Consiglio di Sicurezza dell’ONU verso l’auto-sospensione, qualcuno si è depresso.

Altri sono continuati su questo camino tutto in salita dal momento che in Italia non prendeva un movimento di solidarietà laico con la Rivoluzione in atto in Siria. Come girare lo sguardo dall’altro lato quando era chiaro la catastrofe epocale che si stava consumando sotto ai nostri occhi?

Non tutte le generazioni si trovano di fronte al bivio della Storia : stare dalla parte del torto, del crimine o stare dalla parte dell’Umanità ?

Oggi stiamo finalmente assistendo ad un fattore del tutto nuovo nell’equazione siriana. Uno dei maggiori protagonisti internazionali che mantengono in piedi il guscio vuoto del regime conosce un movimento sociale di protesta senza precedenti su questioni economiche e di politica estera.

Nessuno sa se il regime degli Ayatollah riuscirà a reprimere nel sangue le proteste di piazza odierne, come ha fatto nel 2009-10 con il « movimento verde ».

La certezza però è che questa sia l’unica strada percorribile per portare un futuro di Libertà in Siria : portare le contradizioni del conflitto contro il popolo siriano nel cuore dei tre paesi maggiormente responsabili della carneficina : la Russia, l’Iran e lo Stato d’Israele. Se loro si ritirano dai giochi il popolo avrà campo libero finalmente.

Il fermento nella popolazione iraniana ci sta indicando in queste ore la reale possibilità che ciò si avveri.

Rimaniamo però prudenti e umili, ma sempre attenti e determinati.

Per approfondire maggiormente il ruolo che possono giocare anche le nostre diverse associazioni territoriali per influenzare questioni di politica internazionale, dalla portata di quella siriana, il collettivo dell’Orientale desidera sin da ora invitare le realtà italiane impegnate in prima linea a partecipare ad una Conferenza nel nostro ateneo, con il contributo di esponenti esteri, da tenersi nel corso del nuovo anno.

In attesa della vostra risposta, auguriamo a tutti con il cuore siriano, un anno 2018 di riscoperta della felicità!

Napoli, 31 dicembre 2017

Conferenza studentesca – mozione internazionalista

Lo sappiamo che siete depressi,

Che tutti intorno a voi vi dicono che non si può fare niente per il popolo siriano,

Al massimo qualche aiutino umanitario, o qualche donazione..

Che è tutto una questione di tempo perso. A questo punto.

Siete liberi di credere a questo cinismo ambiente, che fa tanto comodo a quei docenti che non osano esprimersi e ai giornalisti che riducono la realtà soltanto a ciò che è effimero.

In Italia si è liberi, dunque siete liberi di deprimervi.

Però siete anche intelligenti e capaci, considerato che per 3/5 anni vi dedicate all’apprendimento di lingue e culture “esotiche”.

Siete così intelligenti da capire che la situazione siriana è molto intricata e complessa.

Però preferite prendervela un po’ comodo, non scervellarvi troppo e cullarvi piuttosto nella diceria che tanto non si può fare niente.

Davanti all’incognito preferite la sicurezza delle vostre abitudini passate di socializzazione – per ammobiliare il vostro tempo “libero”.

Da adulti in futuro sarete confrontati come mille difficoltà, dunque ora pensate a godervi qualche momento di relax.

Bene, questo atteggiamento isola maggiormente il popolo siriano e chi cerca di escogitare una soluzione a lungo termine per la regione. Questo lo sapete quanto noi.

Però ciò non è il vero problema: siamo abituati a lavorare in solitudine come gli artigiani – fino a notte fonda.

Non chiedere dunque agli Studenti Unior con parsimonia cosa si potrebbe fare qua in Occidente per fare cadere l’asse Putin-Ruhani-Hizbullah-Asad in Siria, chiedetevi piuttosto perché aspettate dagli altri che vi dicano cosa fare.

Se la situazione è così intricata e volatile, sarà che ci sono migliaia di possibili canali d’intervento? oppure no? Davanti a un intero continente in trasformazione, non riuscite ad avere un minimo di fantasia anche voi su come promuovere l’autodeterminazione in questo vasto territorio??

Sareste studenti di collegio, non studenti universitari.

Continuare a scaricare sugli altri la vostra passività perciò non serve.

Gridate piuttosto ad alta voce: in questa società voglio essere soltanto una foglia. Che il vento mi porti dove vuole lui!

Infatti, non è necessario essere liberi o dotati di volontà propria.

E’ anche questo il bello di essere nati con la possibilità di scegliere.

Napoli, 28 luglio 2017

Testimonianza:

Davanti al materiale d’indicibile malvagia – veicolato dalla propaganda del regime – che ieri è stato condiviso sulla nostra lobby, devo fare una confessione. Anzi, fare un gesto di umiltà.

In tutti questi anni non sono stato capace di prestare attenzione a queste fonti. E’ stato proprio una incapacità mia. Per chiunque abbia un cuore umano sano, leggere di questa perfidia è una tortura.

Stavo a Damasco a marzo 2011 e ho visto con i miei occhi la portata di rinnovamento della rivoluzione siriana. L’ho visto innanzitutto nell’insicurezza del regime: per la prima volta aveva perso l’iniziativa. Stava sulla difensiva su tutti i fronti.

Costretto di tornare in Europa, ho seguito il dibattito nostrano. La propaganda pro-Asad ha cominciato a girare a pieno regime dopo l’inizio del 2012. Per un anno ho cercato il confronto con gli ambienti storici della sinistra italiana, al livello di militanza – non avendo contatti nelle sfere dirigenziali.

E’ stato inutile. Perché mancavano tre elementi: la conoscenza storica e sociologica approfondita del Medio-Oriente, la volontà di elaborare un pensiero coerente e la capacità di staccarsi dall’informazione immediata veicolata dai mezzi d’informazione pro-regime.

Soltanto ora mi rendo conto dello sforzo immane che hanno fatto invece coloro i quali questo confronto l’hanno continuato a portarlo avanti. Penso in primo luogo a persone come Lorenzo Trombetta, Germano Monti, Lorenzo Declich, Mary Rizzo, Alberto Savioli, Samantha Falciatori, Fouad Roueiha,… e ne dimentico tanti!

Personalmente ho voluto privilegiare insieme ad altri la necessità di ripensare il destino di tutta la regione, considerato che non si tornerà più indietro in Siria – cioè alla situazione pre-marzo 2011. Non è prematuro farlo perché il futuro si costruisce nel presente; per altro lo facciamo senza sostituirci alle popolazioni locali impegnate in prima linea, piuttosto mettendo loro a disposizione le nostre competenze.

La Siria di oggi assomiglia per certi versi a quello che è stato il destino della Polonia dopo il trattato di Versailles del 1815: cioè è scomparsa come protagonista indipendente – anche se il regime cercherà sempre di riscattarsi in un modo o un altro!

Non mi dilungo, che non è questo il luogo, voglio solo testimoniarvi il mio profondo rispetto, e la mia sincera stima.

un militante napoletano